| categoria: Roma e Lazio

Marino contestato a San Lorenzo perde le staffe

L’invito è accompagnato dal gesto: gli indici delle mani che quasi si toccano come a simulare un contatto, una scintilla. Ignazio Marino sta dicendo a una signora, che lo contesta con una certa veemenza, «provi a connettere i due neuroni che ha e provi a farli funzionare insieme». Lei incassa e se ne va borbottando, Marino torna a discutere con i residenti di San Lorenzo e ascoltare le loro rimostranze.

Una risposta «piccata», minimizzano dal Campidoglio in serata, quando ormai è scoppiato il caso. Da Destra Francesco Storace gli dà del «cafone e ipocrita»; da sinistra, Patrizia Prestipino, della direzione nazionale del Pd, ricorda al sindaco che «quella fascia obbliga al rispetto di tutti i cittadini». Forse negli spartiti del Comune c’è scritto che di domenica si possono alzare un po’ i toni: quella del 21 giugno scorso è stata la domenica «del fascisti ritornate nelle fogne» gridato dal palco della festa dell’Unità. Questa volta il contesto è istituzionale, non politico. Anche se ha un forte valore simbolico. Parco di San Lorenzo, commemorazione del bombardamento del 1943. Dopo la cerimonia, il sindaco si ferma un po’ con le persone della zona.

Ci sono il presidente locale dell’Anpi («Grazie per essere venuto anche se è la prima volta in due anni») e un gruppetto di residenti che circondano il sindaco. Iniziano la lamentele (tutte riprese da CorriereTv): «Movida notturna fuori controllo, spaccio». Poi spunta la classica pasionaria. Ha un vestito bianco, aria distinta, gli occhiali e un’età più vicina ai sessanta che ai cinquant’anni. Urla contro il primo cittadino. «La città fa schifo, siete venuti a pulire il parco questa mattina. Andate via, i morti ce li vediamo noi. Fate le persone serie, non prendeteci per il c…».

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