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Le promesse del ciarliero fiorentino

di Maurizio Del Maschio
È l’ennesimo fuoco d’artificio di Matteo Renzi, da far invidia ai più scafati imbonitori da fiera di paese. Questa volta l’occasione per suonare la carica è tutta interna al suo partito. Nel corso della sua arringa, ha piazzato l’annuncio di una serie di provvedimenti che dovrebbero squadernarsi da qui al 2018, anno della fine naturale della legislatura. Egli non ha mancato di ricordare con fierezza i provvedimenti già presi: 80 euro (una mancia elettoralistica ad una fascia scelta che ricorda le campagne elettorali di Achille Lauro nella Napoli degli anni Cinquanta), la riforma del lavoro (che non ha impresso quell’urgente spinta all’occupazione che era stata pronosticata), mentre i rimborsi dei crediti delle imprese sono ancor in gran parte inevasi la cui causa è stata attribuita ad una procedura farraginosa da rivedere. A questo proposito, ci si deve chiedere: chi l’ha posta in atto quella procedura? Berlusconi? Monti? Letta? No, fu proprio lo stesso governo Renzi! Ora è arrivato il botto, la promessa impressionante che non ha mancato di trovare vasta eco nei media amici. Nel 2016 sarà abolita l’imposizione fiscale sulla prima casa, nel 2017 vi saranno interventi di alleggerimento su IRES e IRAP che interessano le imprese e nel 2018 sono annunciati
interventi sul ridisegno delle aliquote IRPEF e sulle pensioni. Innanzi tutto, ci si chiede come mai le gabelle sulla prima casa, le più odiate dalla popolazione, saranno abolite solo dal prossimo anno? Berlusconi fece di meglio. Ciò che promise in campagna elettorale lo realizzò immediatamente. Perché ciò non è possibile ora che i conti sarebbero a posto e la ripresa sarebbe in atto? Forse non è in grado di pareggiare il bilancio? La paura di non saper far quadrare i conti è forte per un esecutivo che veri tagli alle spese improduttive non ne vuole o non ne può fare perché si tratta di toccare feudi elettorali sicuri. Peraltro, le imprese hanno bisogno di provvedimenti urgenti, non a partire dal 2017, così come è illusorio permettersi di attendere il 2018 per dare ossigeno alle famiglie, far aumentare i consumi e, di conseguenza, le produzioni ridando slancio all’economia nazionale. Inoltre, quando si si parla di riforma delle pensioni c’è sempre dietro una fregatura per i pensionati attuali e per quelli futuri.
Invece, fra i primi provvedimenti all’esame del governo vi è quello delle unioni civili, come se queste fossero indispensabili allo sblocco di una situazione asfittica che non accenna a migliorare. Ma, si sa, quel mondo parallelo è un buon serbatoio elettorale e vale la pena di tentare di accaparrarselo subito perché non si sa mai, le elezioni potrebbero pure essere anticipate… Quanto all’Europa, è vero ciò che afferma il Presidente del Consiglio: noi siamo il terzo contribuente dopo Germania e Francia. Ma il saldo è negativo fra ciò che diamo e ciò che riceviamo a causa dell’inerzia delle nostre istituzioni (non tutte, per la verità), per l’incapacità di proporre progetti seri e credibili e, non ultimo, per una burocrazia troppo farraginosa. Sempre riguardo all’Unione Europea, Renzi ha rivendicato il ruolo centrale dell’Italia nella “soluzione” del problema Grecia: “Il nostro Paese non è il problema, ma parte della soluzione e questo grazie al silenzioso lavoro di recupero di autorevolezza di questi mesi”, sottolineando “la battaglia durissima sui conti del Paese”e “per far venire meno un criterio tecnocratico. Abbiamo ottenuto la flessibilità chiesta perché abbiamo avuto la credibilità di portare in dote delle riforme”.
Riforme? Quali riforme? Stiamo ancora attendendo le vere riforme, quelle davvero efficaci, in grado di dare una scossa all’Italia, quelle che fanno davvero ripartire il Paese, mentre si strombazza una crescita di 0, che non ci fa certo uscire rapidamente da questo pantano. Il ministro Padoan è sempre abbottonato, non ostenta mai un plateale ottimismo, misura le parole, si trincera dietro una cautela che tradisce l’incertezza. Le inevitabili reazioni, non solo delle opposizioni ma pure dell’ala sinistra del PD, sono la cartina di
tornasole di una situazione che sta divenendo ormai insostenibile. Ormai siamo abituati alle impressionanti promesse, ai proclami reboanti, con attacchi agli avversari a dir poco infantili.
Questa è la politica in Italia: quella delle magliette, degli sfottò sulle magliette, delle intercettazioni date in pasto ai famelici mezzi di comunicazione, delle indignazioni se le intercettazioni trapelate riguardano i propri compagni di partito e della soddisfazione per la democratica limpidezza se riguardano gli avversari, dell’affarismo lecito e illecito, della tutela dei parenti e degli amici, del nepotismo più sfacciato a tutti i livelli, di una una corruzione che non ha paragoni nei Paesi civili dell’Occidente. Ma intanto aspettiamo le riforme renziane. Si è dato un tempo talmente lungo che le riforme, da mesi oggetto di studio, che diverranno obsolete tra due anni. Intanto gli appannaggi si incassano, la democrazia rimane sospesa (non abbiamo più un governo legittimato dal voto popolare dal 2011) e gli Italiani continuano a soffrire senza tutele e senza sicurezza. Fino a quando ?

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