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Accordo sul piano Whirlpool, Renzi: missione compiuta

Non saranno chiusi stabilimenti e non ci saranno esuberi strutturali, la firma a Palazzo Chigi del nuovo piano industriale di Whirlpool mette la parola fine a una vertenza di oltre tre mesi che era partita con la prospettiva di oltre mille licenziamenti da parte della multinazionale degli elettrodomestici. L’accordo è stato firmato anche dal premier Matteo Renzi che sulla vertenza si è speso in prima persona e subito dopo ha affidato a Twitter la sua soddisfazione: «Whirlpool, missione compiuta». «È un accordo molto importante – ha sottolineato il Ministro dello sviluppo economico Federica Guidi che ha partecipato al tavolo – perchè il piano è stato modificato in più punti che come Governo non potevamo accettare: non ci sono esuberi, ogni stabilimento ha la sua missione produttiva e soprattutto vengono fatti investimenti per 513 milioni». Per il ministro quindi «con l’integrazione Indesit-Whirlpool nasce un gruppo molto più forte che potrà crescere in Italia». Il nuovo piano industriale di quattro anni, oltre a superare la chiusura dello stabilimento di Carinaro a Caserta che per lungo tempo è stato a rischio, porta in Italia alcune produzioni dall’estero e, con oltre il 70% del totale, rende l’Italia il centro della ricerca e sviluppo del gruppo in Europa. «Grazie a questo piano industriale continueremo a gestire l’intera regione Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) dall’Italia – ha dichiarato Esther Berrozpe, presidente di Whirlpool Emea – non vediamo l’ora di costruire un’azienda ancora più forte e più efficiente, concentrata sulla crescita nel lungo periodo». Il sito di Carinaro nella nuova ottica diventerà il centro dei ricambi dell’area europea dando lavoro inizialmente a 320 dipendenti contro gli oltre 800 attuali, questa differenza però non sarà colmata con esuberi ma gestita attraverso ammortizzatori sociali, trasferimenti in altre sedi e esodi volontari incentivati. Soddisfatti del risultato anche i sindacati e i lavoratori dell’azienda che hanno approvato l’accordo con oltre l’80% dei consensi. Tanto che per il segretario della Cisl, Annamaria Furlan, questa intesa «rappresenta un modello di sviluppo e di investimenti che può essere esteso ad altri settori produttivi ed in tutte le aree del Paese, soprattutto a quelle del Mezzogiorno». Una accordo «frutto dei sacrifici dei lavoratori e delle lotte sindacali degli scorsi mesi», ha rivendicato il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. Il leader Fiom, Maurizio Landini, che per l’occasione ha sfoggiato una cravatta rossa, ha definito «ottimo» l’intesa sottolineando però che «non è il Jobs act che ha fatto l’accordo». Il segretario della Fim, Marco Bentivogli, ha ricordato invece come si fosse partiti da una situazione «molto complicata» per arrivare a un «piano di rilancio». L’ingresso a Palazzo Chigi dei segretari dei metalmeccanici è stato però anche occasione per richiamare l’attenzione del Governo sulle crisi non ancora risolte come Termini Imerese, Ilva e Alcoa. Vertenze che, nelle parole di Rocco Palombella della Uilm, «incombono drammaticamente e per cui bisogna trovare delle soluzioni

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