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Clinton sotto attacco, torna l’ombra dell’ “Email-gate”

Torna l’ombra dell«email-gate’ sulla corsa della candidata per la nomination democratica Hillary Clinton: spunta una possibile inchiesta penale sul caso ma l’ipotesi – lanciata dal New York Times – rientra quasi immediatamente con il quotidiano costretto ad una correzione ed il dipartimento di Giustizia che smentisce una deriva penale della vicenda. Ad indicare clamorosi sviluppi sul caso dell’utilizzo di un account di posta elettronica privato da parte di Hillary Clinton durante il suo mandato al vertice del dipartimento di Stato è arrivato in mattinata un articolo che rivelava la richiesta di un’indagine penale per accertare se informazioni sensibili siano state mal gestite o potenzialmente compromesse in connessione all’account personale. Poco dopo la smentita dal dipartimento di Giustizia, o meglio una »correzione« stando a più fonti, secondo cui, al contrario di quanto era stato riferito in un primo momento, la richiesta non sarebbe per una inchiesta di natura penale. Una precisazione che si è incrociata anche con un aggiornamento dell’articolo pubblicato dal New York Times e che, se nella prima versione riferiva di un’inchiesta sull’»utilizzo dell’e-mail da parte di Clinton« nella seconda ‘sfuma’ e parla di un’inchiesta sull’account di posta elettronica. Non certo un dettaglio trascurabile: non per gli ‘osservatori’ che mettono subito in evidenza l’aggiornamento, nè per lo staff della campagna di Hillary Clinton che, a quanto pare, avrebbe fatto presente al giornale l’imprecisione. Alla fine la notizia pero’ c’e’ comunque. E riguarda la richiesta per un’inchiesta che, se pure non penale, faccia chiarezza sulle ombre che ancora avvolgono la vicenda e che, in quest’ultimo sviluppo, pare scaturiscano dalla segnalazione dell’intelligence di quattro e-mail contenenti materiale secretato e che per questo richiedevano una ‘gestione’ precisa. Non e’ chiaro tuttavia se Hillary Clinton fosse consapevole della natura riservata di quei contenuti specifici. Ovvero non è chiaro se le informazioni nelle e-mail fossero state segnalate come segrete dal dipartimento di Stato quando la Clinton le inviò o le ricevette. Mentre la stessa Hillary, fin dall’inizio, ha ripetuto che non aveva informazioni riservate sull’account personale. Potrebbe apparire a prima vista come una questione di lana caprina, ma non proprio: Hillary Clinton e’ sotto scrutinio, vuole essere la prima donna ad entrare alla Casa Bianca come presidente degli Stati Uniti e si deve guadagnare quella fiducia che non e’ scontata per la ex first lady ed ex segretario di Stato cui molti ancora imputano troppa segretezza, stando a quanto segnalano anche gli ultimi sondaggi. Il dipartimento di Stato non ha ancora deciso se aprirà l’indagine e un portavoce della campagna elettorale non ha voluto rilasciare commenti a caldo. Poi pero’ e’ stata Hillary a voler parlare alla fine di una mattinata convulsa: »Ci sono state molte informazioni non accurate, sarà il caldo«, dice. E spiega: »Abbiamo tutti la responsabilita’ di fare le cose come si deve. Io ho detto ripetutamente che rispondo alle domande. Siamo tutti responsabili davanti agli americani e io faro’ la mia parte.

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