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Renzi: scandalose decisioni dei sindacati su Pompei e Alitalia

«In Italia paghiamo troppe tasse. È folle continuare così». Si legge nella Enews del premier Matteo Renzi che illustra la sua strategia agli iscritti al partito. «Intanto combattiamo l’evasione. Se paghiamo tutti, paghiamo meno. Nel primo anno di governo la lotta all’evasione ha prodotto come risultato un lusinghiero più 7% di entrate rispetto all’anno precedente (e questa è la risposta a quelli che dicono “Renzi non parla mai di evasione”: per noi parlano i fatti, amici!). Ma abbassare le tasse si può fare a tre condizioni». Se le «riforme andranno avanti – e io ci credo – riusciremo ad abbassare il debito, sbloccare i cantieri, abbassare le tasse. Il disegno è chiaro, non resta che realizzarlo! E il Pd non sarà mai più il partito delle tasse». Il premier ha stigmatizzato i danni causati dall’assemblea sindacale di ieri a Pompei (definita «scandalosa») e dallo sciopero Alitalia .
«Vedere che dopo tutto il lavoro fatto per salvare il sito e quindi i posti di lavoro a Pompei un’assemblea sindacale blocca all’improvviso migliaia di turisti sotto il sole o vedere che dopo le nottate insonni per coinvolgere Etihad e evitare il fallimento di Alitalia, gli scioperi dei lavoratori di quell’azienda rovinano le vacanze a migliaia di nostri concittadini, fa male», si legge sulla E-news inviata oggi agli iscritti. «Intendiamoci, per evitare le polemiche di domani: nessuno mette in discussione il diritto all’assemblea sindacale o allo sciopero. Sono diritti sacrosanti. Ma c’è anche bisogno di buon senso e di ragionevolezza, di responsabilità e di rispetto. In un momento come questo tenere migliaia di turisti venuti da tutto il mondo, sotto il sole per un’assemblea sindacale a sorpresa significa volere il male di Pompei. Significa fare il male di Pompei. Io non ce l’ho con i sindacati. Ma se continua così dovremo difendere i sindacati da se stessi. L’assemblea di ieri a Pompei, in quelle modalità, in quelle forme, è semplicemente scandalosa. Continueremo a lavorare per Pompei, nonostante loro», conclude.

Tornando alle tre condizioni per abbassare le tasse, la prima è la curva debito/Pil, che «deve scendere. In soldoni: il nostro debito non è drammatico come viene descritto. Abbiamo infatti ricchezza privata che è il doppio del debito pubblico (nessuno è come noi, su questo, al mondo); abbiamo una percentuale di debito estero non elevata; abbiamo un sistema previdenziale che sul medio-lungo periodo è il più sostenibile in Europa; abbiamo un surplus primario costante da anni e una spesa pubblica che sara’ ancora limata ma non è più tra le peggiori d’Europa. E tuttavia il debito è ancora troppo alto. Dunque, occorre che la curva del debito/Pil torni a scendere. E questo, lo abbiamo promesso, comincerà dal 2016. Da qui ai prossimi anni, tutti gli anni, il debito dovrà scendere un po’. Non lo facciamo perché ce lo chiede l’Europa: lo facciamo perché è giusto verso i nostri figli. Altrimenti lasciamo a loro i cocci di uno Stato, come hanno fatto con noi. E noi vogliamo essere più seri di chi ci ha preceduto».
La seconda condizione per abbassare le tasse è lo sblocco dei cantieri. «Ci sono venti miliardi di investimenti pubblici fermi. Per non parlare dei denari privati che sono dispersi nei vicoli della burocrazia, delle sospensive, dei ricorsi. Magari anche nel vostro comune, nella vostra città avete in mente esempi precisi in questo senso (chi vuole segnalarmi qualcosa in particolare, può farlo attraverso la consueta email: matteo@governo.it). Tutto ciò costituisce una gigantesca follia. Se da qui al 2016 riuscissimo a spendere i venti miliardi bloccati, immediatamente tutta l’economia, a cominciare dal settore dell’edilizia drammaticamente in ginocchio, ne risentirebbe positivamente».

Fisco: nel terzo anno via tutte le tasse sulla prima casa
Terza condizione, il fisco. «Nel primo anno abbiamo restituito 80 euro a 10 milioni di persone, partendo dunque dalle famiglie. Nel secondo anno abbiamo eliminato la componente lavoro dall’Irap, come ci chiedevano (giustamente) gli imprenditori. Nel terzo anno elimineremo tutte le tasse sulla prima casa (Tasi e Imu). Nel 2017, quarto anno, incideremo sull’Ires per abbassare le tasse alle imprese. Nel 2018 toccheremo scaglioni Irpef e pensioni minime». E a chi dice: “Non ce la farete mai”, «voglio che arrivi il mio grazie più sincero. Sono gli stessi che dicevano: 80 euro? Non ce la farete mai. Legge elettorale? Non ce la farete mai. Jobs act? Non ce la farete mai. Expo? Non ce la farete mai. Alto rappresentante Ue? Non ce la farete mai. Divorzio breve? Non ce la farete mai. Responsabilità civile dei magistrati? Non ce la farete mai. Centomila assunzioni sulla scuola? Non ce la farete mai. Questo ritornello ormai ci fa compagnia. E ci porta fortuna. Quindi, grazie».

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