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SARDEGNA/ Spiagge saccheggiate dai turisti, sabbia e pietre per souvenir

Una vera a propria emergenza ambientale quella del saccheggio delle spiagge sarde: bottiglie piene di sabbia bianchissima da Is Arutas, Pula, Santa Margherita, Chia e Villasimius), e ancora da Olbia, Alghero, Cala Gonone, Ogliastra, vengono sequestrate negli aeroporti sempre più spesso ai turisti che vogliono portarsi via un pezzo di Sardegna al rientro dalle loro ferie. E per difendere l’isola da questi triste fenomeno predatorio è nata la pagine facebook ‘Sardegna Rubata e Depredata’, che raccoglie decine di testimonianze fotografiche di quanto accade nelle spiagge e soprattutto dell’ingente quantità di bottiglie piene di sabbia portata via dalle spiagge. «Con la scusa del souvenir, ogni anno i turisti sottraggono all’isola ciò che la natura ha impiegato millenni a creare. Il furto di sabbia è un reato», scrivono gli amministratori della pagina, on line appena dal 12 luglio scorso e con 9mila like.
«Il fenomeno è chiaramente più marcato nel periodo estivo – raccontano gli amministratori della pagina, che preferiscono tenere l’anonimato – Siamo attivi da oltre 15 anni, e periodicamente riportiamo in loco le bottigliette di sabbia o le pietre o le conchiglie che troviamo nelle valige dei turisti, che spesso sono ignari di aver compiuto un reato. Una volta abbiamo riportato a Baunei oltre 500 kg di sabbia di Cala Goloritze, un’altra volta oltre 150 kg a Is Aruttas, nella spiaggia del riso di Cabras». Altre volte, quando non si conosce la provenienza, la sabbia viene gettata di nuovo in mare. Gli angeli custodi delle spiagge sarde depredate sono gli operatori della sicurezza dell’aeroporto di Cagliari, ai quali ora si stanno aggiungendo i colleghi di Olbia, che «vedono» i corpi del reato, le bottiglie piene di sabbia, dagli scanner ai varchi degli imbarchi. I reperti vengono sequestrati e messi in un deposito, poi «quando le quantità sono consistenti, prendiamo le nostre auto e restituiamo le pietre e sabbia ai sindaci dei comuni delle spiagge depredate».

Qualche giorno fa la polizia locale di Olbia ha sequestrato dei rarissimi esemplari di ‘Pinna nobilis’, le nacchere, pescate abusivamente poiché sottoposte a tutela rigorosissima dalla Comunità europea. Erano già all’interno delle valigie di una famiglia che voleva portarsele a casa dopo aver trascorso la vacanza a Porto Istana, a sud di Olbia. Si tratta di molluschi bivalve, che posso raggiungere un metro di lunghezza e appartengono alla categoria di «animali di interesse comunitario che richiedono una rigorosa protezione e perciò ne è vietata la raccolta se non per scopi scientifici», spiega il comandante della Polizia Locale, Gianni Serra. Reato punito con pene pecuniarie fino a 12mila euro e in alcuni casi anche con l’arresto. Sono dunque centinaia di bottiglie di plastica, da un litro e mezzo e quelle da mezzo litro, le più gettonate dai turisti per portarsi via il ricordino dalla spiaggia. Quintali di sabbia e pietre depredate dalle spiagge sarde. All’aeroporto di Cagliari ci sono stanze piene di scatoloni con decine e decine di bottigliette, alcune addirittura con l’indicazione della spiaggia (Is Arutas, Cala Goloritze, Cala Mariolu). Poi pietre, conchiglie, ciottoli, scatoloni e cassette di plastica piene di reperti sequestrati dagli uomini della security e dalla polizia di frontiere degli scali sardi ai turisti. Ora a Cagliari ci sono pronti, da restituire alla spiaggia di Is Aruttas, a Cabras, ben 200 kg di «sabbia imbottigliata» che verrà riportata in loco con un’unica spedizione volontaria a settembre.
«Si tratta di un reato contro il patrimonio indisponibile dello Stato», spiega all’Adnkronos il dirigente del Nucleo investigativo di Cagliari del Corpo Forestale della Sardegna, Ugo Calledda. «Un fenomeno che interessa tutta la Sardegna. Per fortuna i sardi stanno prendendo coscienza del danno che fanno i turisti compiendo questi gesti e sono sempre più numerose le denunce che arrivano,in tempo, per fermare e denunciare chi compie questo reato», spiega Calledda. Si tratta del reato di furto aggravato per il quale in caso di ingenti quantità di sabbia si potrebbe procedere all’arresto in flagranza, ma viste le modiche quantità generalmente si procede per furto denunciando chi si è portato via un pezzo di Sardegna. «Abbiamo cercato di sensibilizzare sindaci, consiglieri regionali, deputati e senatori che ogni giorno vediamo transitare ai varchi – spiegano gli amministratori della pagina ‘Sardegna Rubata e Depredata’ – ma ancora nulla. Basterebbero dei cartelloni pubblicitari nei porti e negli aeroporti per informare i turisti che prendere la sabbia è un reato – concludono – non solo per il codice penale, ma soprattutto uno schiaffo alle bellezze naturali della Sardegna».

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