| categoria: Roma e Lazio

Ama, «Gare sospette e bilanci». E’ la prossima puntata di Mafia Capitale?

Ama è il prossimo vaso di Pandora che, più che aprirsi, rischia di esplodere. I conti vanno male, il servizio è a dir poco carente, il pericolo fallimento, scongiurato l’anno scorso, è dietro l’angolo. A confermare questo quadro è ora un nuovo pezzo della lunghissima relazione della Commissione d’accesso spedita a scandagliare gli uffici comunali a dicembre, dopo la prima retata dell’inchiesta Mafia capitale.

E il capitolo evidenzia le pesanti responsabilità dell’attuale consiglio comunale, almeno fino agli arresti. Molto pesante è ad esempio il giudizio sull’ex presidente finito agli arresti, Mirko Coratti, che avrebbe agito «forzando le prerogative della sua funzione per trasformare la funzione di controllo e di indirizzo del Consiglio comunale sull’esercizio del potere di indirizzo della giunta su controllate come Ama in strumento di intervento diretto e personale sulla assegnazione dei lavori da parte dell’azienda». Ma poi si parla di gare a prezzi rialzati e della permanenza dei dirigenti voluti da Carminati e i suoi.

IL PREFETTO
Una posizione ben diversa da quella espressa dal prefetto Gabrielli nelle sue conclusioni inviate al ministro Alfano. Già due settimane fa, la relazione del prefetto aveva fatto discutere perché escludeva dalle ipotesi possibili lo scioglimento del comune mentre la Commissione d’accesso lo metteva tra le possibilità. Su Ama, infatti, Gabrielli parla di «deciso cambio di rotta registrato già dagli ispettori del Mef e segnalato dalla Commissione d’accesso, a partire dal gennaio 2014 con l’insediamento del nuovo Cda nominato dalla giunta Marino, che dà avvio ad un importante processo di razionalizzazione dei costi, improntando altresì la propria attività su moduli comportamentali di trasparenza, pubblicità e imparzialità».
La relazione del gruppo guidato dal prefetto Marilisa Magno, in realtà, parla anche di episodi avvenuti nel 2014. La conferma di Fiscon a direttore generale di Ama, ad esempio, avvenuta a luglio 2014 (sarà sospeso solo in seguito all’arresto del 2 dicembre).

Fiscon è «il punto di riferimento dell’organizzazione nella controllata» e il «responsabile» della gara Multimateriale assegnata nel 2014, in parte affidata alle coop di Buzzi e con «valori posti a fondamento del bando sproporzionatamente disallineati rispetto ai valori medi praticati in Italia, almeno del triplo». Per ottenere la conferma di Fiscon, Buzzi: «invia un sms a Umberto Marroni, ex consigliere comunale e deputato Pd; contatta Forlenza, perché dia analoga indicazione a D’Ausilio, capogruppo Pd (la relazione li chiama Ds ndr) in consiglio comunale; contatta Ozzimo, assessore al lavoro, perché difendesse in giunta Fiscon; cerca di contattare Peciola, capogruppo di Sel in Assemblea capitolina, attraverso Annamaria Proietti Cesaretti per identica finalità». L’accerchiamento si conclude con la conferma di Fiscon e l’ormai noto sms del leader delle coop Buzzi: «Marino 0 – Fiscon 2».

Insomma, anche parlando della municipalizzata che gestisce i rifiuti capitolini, le due relazioni usano quantomeno accenti diversi. E forse non è un caso se il ministro degli Interni, Angelino Alfano, ha deciso di far slittare la sua decisione sul da farsi almeno ad inizio agosto.

ADVERTISEMENT

Ti potrebbero interessare anche:

Suicida 14enne gay, pm al lavoro. Al vaglio pc e social
La Regione blocca l'Irpef, niente aumenti per due milioni di persone
Divieto di sosta, ok alle multe fatte con la telecamera sull'auto della polizia
Cade per una buca e la ricoverano: 30 giorni di prognosi
QUI VITERBO/ Amministrative, 435 candidati per 33 liste
Tredicine torna alle origini, dal Campidoglio al camion bar



wordpress stat