| categoria: Roma e Lazio

Porto di Ostia, il gip: «Pressioni su D’Ausilio e Marino ». Il Comune smentisce

C’è un atto di accusa che tocca anche l’attuale amministrazione comunale, nell’ordinanza di custodia cautelare che ieri mattina ha portato all’arresto del presidente del porto Mauro Balini, insieme ad altre tre persone (anche se la procura aveva chiesto la custodia cautelare per tutti e tredici gli indagati). Sebbene i titolari del fascicolo, il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pm Alberto Galanti, abbiano valutato di non procedere ad ulteriori iscrizioni al registro degli indagati, parlando di pericolo di reiterazione del reato da parte del presidente del porto accusato di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta e al riciclaggio, il gip Maria Grazia Giammarinaro, sottolinea i rapporti di Balini sia con l’ex capo di gabinetto della segreteria del sindaco Gianni Alemanno, sia – e soprattutto – con l’ex capogruppo del Pd al Comune di Roma Francesco D’Ausilio, citato più volte nell’inchiesta Mafia capitale e che da poco ha abbandonato il Campidoglio.

Proprio la relazione con D’Ausilio, infatti, avrebbe permesso a Mauro Balini di arrivare direttamente al sindaco di Roma Ignazio Marino e ottenere la correzione di una sospensione dell’iter burocratico per la conclusione del procedimento relativo all’ampliamento del Porto, contenuta in un atto della dirigente del comune, Cinzia Esposito.

L’accusa complessiva del gip è molto pesante: «Il potere economico consente a Balini di proseguire nella sua attività delittuosa attraverso l’utilizzazione della complessa struttura societaria all’uopo creata, ma anche in relazione ai suoi agganci politici al Comune di Roma, necessari per l’ottenimento di concessioni e atti amministrativi funzionali all’esecuzione del programma criminoso».
L’episodio evidenziato dall’ordinanza è dell’ottobre 2013. Sui giornali sono appena finiti gli atti dell’inchiesta Nuova Alba della Squadra mobile di Roma in cui si parla dei rapporti di Balini con gli autori dell’agguato al boss Vito Triassi. La nuova giunta è già insediata ma Balini contatta prima i predecessori, scrive il gip: «Balini contatta Lucarelli in occasione di un esposto presentato dall’associazione Labour (associazione antimafia locale ndr) a seguito del quale il comune di Roma, in persona della dirigente Cinzia Esposito, comunica la sospensione dell’iter burocratico per la conclusione del procedimento relativo all’ampliamento del porto».

Il contatto decisivo è però con D’Ausilio: «A Francesco D’Ausilio – prosegue il magistrato – Balini comunica in tono minaccioso l’intenzione di denunciare il sindaco Marino. D’Ausilio promette di intervenire. A seguito dell’intervento di D’Ausilio, viene richiesta dal sindaco una relazione sull’episodio, e la Esposito invia dopo appena una settimana una lettera di rettifica».

La mail effettivamente è piuttosto aggressiva: «Caro Francesco – scrive Balini – cerco di stare calmo ma la pazienza è terminata. La stampa dice che il porto e Balini Mauro sono mafiosi o appartenenti ad essa. La Labur con Schiavone fanno l’ennesimo comunicato stampa dove attaccano come sempre il porto. La Cinzia Esposito, direttore del dipartimento grandi opere, trova il tempo di rispondere alla Labur che l’iter è sospeso. Nelle prossime settimane saremo costretti nostro malgrado a restituire la concessione al presidente della Regione, l’avvocato nel frattempo sta querelando il sindaco».

D’Ausilio risponde immediatamente via sms: «Caro Mauro non mischiare cose che non sono legate. Ho parlato col Sindaco che ha già ordinato una relazione in merito al grave accaduto e domani stesso farà rettificare la lettera alla Esposito. Se serve facciamo anche una dichiarazione pubblica. Il danno di immagine al Porto non lo ripaga nessuno tuttavia dobbiamo rimanere lucidi. Sulla Regione serve che intervengo?». Nell’arco di un paio di giorni, effettivamente l’iter riparte e Balini riceverà da D’Ausilio, in via riservata, «la nota che la Esposito ha trasmesso al capo di gabinetto Fucito in seguito all’indagine disposta sul grave episodio».
Più in generale, secondo le indagini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, Mauro Balini e gli altri tre arrestati (Massimo Amicucci, Edoardo Sodano e Sergio Capograssi, avvocato con studio nella capitale), avrebbero scientemente portato al fallimento la Ati Spa, società che aveva curato la realizzazione del porto e che fino al 2008 era concessionaria dell’infrastruttura, svuotandola completamente dei propri beni e dirottandoli su società riconducibili al patron.

Al gruppo sono stati sequestrati beni per oltre 400 milioni di euro. Il gip Giammarinaro nelle accuse ribadisce che Balini potrebbe essere «il gestore delle attività economiche e finanziarie facenti capo a una delle strutture criminali insediate nel territorio di Ostia e che costituisca anzi il terminale, apparentemente legale, di quegli interessi criminali».

Dal Campidoglio spiegano: «Il sindaco di Roma Ignazio Marino non ha ricevuto mai pressioni a proposito del Porto di Ostia, men che mai da Francesco D’Ausilio. – si legge in una nota – Nell’ottobre del 2013 gli uffici capitolini sbloccarono i lavori di ampliamento (decisi con delibere dalla precedenti amministrazioni e dai precedenti consigli comunali e dall’amministrazione Regionale) sopravvenuta la decorrenza dei termini di legge per la presentazione di eventuali ricorsi contro l’avvio dei lavori, come richiesto dalle normali procedure amministrative».

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