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Sanità, ecco i tagli delle Regioni

Dal top della Lombardia con 385 mln di taglio secco, passando per i 222,5 mln del Lazio e appena 500mila in meno della Campania, fino ad arrivare ai 193 mln della Sicilia e ai 190 del Veneto. E giù giù, fino ai 4,9 mln della Valle d’Aosta, i 12,5 mln del Molise e i 22,8 della Basilicata. Top and down, ecco la classifica dei tagli rigorosamente lineari – tot di Fondo sanitario, tot in percentuale di potatura dei bilanci – che la manovra da 2,35 mld per il 2015 dispensa alla spesa sanitaria in sede locale.

Voce per voce, un’amara revisione dei conti per le regioni. Con 1,33 mld in totale di interventi in riduzione della spesa che colpiranno gli acquisti di beni e servizi e i dispositivi medici: per 219 mln, ad esempio, faranno man bassa in Lombardia, tra le regioni più avanzate tecnologicamente, mentre 126 mln di tagli sia Lazio che Campania dovranno lasciare per strada come risparmi per le stesse voci, sempre in maniera lineare, anche se nel loro caso la sofisticatezza tecnologica è ancora un’avventura spesso del terzo tipo. Senza scordare però, per tutte le regioni, che al capitolo appalti senza rete nessuno può chiamarsi fuori da un’operazione-trasparenza tanto più necessaria in un settore come la sanità che “muove” 110 mld di spesa pubblica e altri 30 mld almeno di spesa privata degli italiani.
Ma sono tagli o no? Il Governo insiste nel negarlo, le regioni (anche se solo in poche si espongono) lo confermano. Perfino il neo governatore pugliese Michele Emiliano, un Pd atipico, ieri ha attaccato la ministra Beatrice Lorenzin: avrebbe dovuto dimettersi per essere stata «scavalcata» dal Governo nell’inserimento dell’intesa con i tagli all’interno del decreto Enti locali. Stessa richiesta da Luca Zaia (Veneto) con annessa proposta di suggerimenti (i costi standard e il modello veneto) al commissario per la spending Yoram Gutgeld. Apriti cielo: stizzita a stretto giro la replica del partito della ministra, l’Ncd: «Tutto deciso con le regioni». E stessa posizione, nel pomeriggio, hanno ribadito alla Camera i parlamentari del Pd, con Federico Gelli, in particolare, responsabile sanità, al termine del question time che è andato in onda a Montecitorio e che aveva per oggetto le intenzioni del Governo sulla sanità con la prossima manovra.

Ma sono reali le ipotesi di 10 mld di tagli per i prossimi anni circolate sulla stampa in queste infuocate giornate di fine luglio? Beatrice Lorenzin, nel rispondere al question time, ha negato tutto, e rilanciato. Invocando un «centralismo illuminato». «Siamo di fronte a un’intervista giornalistica travisata e non data da me e, lo voglio ribadire come ministro, non ci sarà nessun taglio di 10 miliardi al Fondo sanitario nazionale». Piuttosto, secondo Lorenzin, l’Ssn richiede efficienza, trasparenza ed equità. Obiettivi da centrare attuando la «mappa di interventi» prevista dal Patto per la salute siglato un anno fa, sempre con le Regioni. La ministra ricorda il già fatto: «Le norme per ottimizzare il Ssn – ha spiegato ancora – sono già state approvate e ogni mese adottiamo misure, decreti attuativi o provvedimenti in Conferenza Stato-Regioni».

Corruzione, sprechi e inappropriatezza, è la promessa, saranno combattuti anche grazie alle nuove regole per i commissari delle regioni in piano di rientro, per la nomina dei manager di asl e ospedali senza più sul collo il fiato dei partiti. Ricette già sentite, chissà se questa volta funzioneranno. Ma la ministra sembra incalzare anche l’Economia, in vista della legge di Stabilità 2016: «Basta con riforme ragionieristiche e tagli lineari. In questi anni sono stati tagliati alla sanità 25 miliardi: ora lavoreremo sul fronte della qualità delle prestazioni. Partendo da un dato: il nostro Ssn è tra i migliori al mondo. Vanno potenziati i servizi offrendo ai cittadini cure adeguate e colmando il gap Nord-Sud». Altre rassicurazioni, ha ripetuto il ministro nei confronti dei medici, che però sono sempre sugli scudi: «Niente di punitivo nei loro confronti» giura Lorenzin. Rimandando al pacchetto sulla responsabilità professionale che finirà nella manovra 2016.

Intanto, non solo le regioni rifanno i conti: dal mondo delle imprese Assobiomedica (dispositivi medici), ieri ha rilanciato: «È a rischio l’universalità del Ssn, gli ospedali non avranno risorse per investire in tecnologie innovative». Si teme una «tassa del 6% sul fatturato per le nostre imprese», sostiene Assobiomedica. Sul piatto anche il rischio di «perdere migliaia di posti di lavoro qualificati».

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