| categoria: salute

IL 30% dei malati di sclerosi multipla è costretto a cambiare lavoro

di Gabriella Rocco
Il 31,8% delle persone cui è stata diagnosticata Sclerosi Multipla, ha dovuto ridurre il numero di ore lavorative, il 27,4% ha dovuto cambiare lavoro. La metà di chi ha cambiato lavoro ha visto quasi dimezzare lo stipendio (-43%). Questi la situazione secondo uno studio dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism) che analizza per la prima volta più di 100 fattori che ostacolano o facilitano l’inserimento e il mantenimento del lavoro. La ricerca, pubblicata su Neurological Science, ha coinvolto 1016 persone con SM occupate e 756 disoccupate da non più di 5 anni, cui è stato somministrato un questionario. La sclerosi multipla, infatti, spesso diagnosticata in età giovanile, ha un forte impatto sulle abilità lavorative, aumenta il rischio di guadagnare di meno, rende necessario diminuire tempi dell’attività professionale, obbliga a volte al prepensionamento. A creare maggiormente ostacolo sono fatica e debolezza, ma anche ansia, mancanza di motivazione e scarsa qualità della vita. Vivere nel sud Italia, inoltre, diminuisce in modo significativo la possibilità di mantenere il lavoro. Tra gli aspetti che, invece, favoriscono il mantenimento del posto, gli intervistati segnalano la possibilità di lavorare stando seduti, la programmazione flessibile, la possibilità di riposi, avere un gruppo di lavoro stabile, una temperatura ambientale adeguata, parcheggi accessibili, la possibilità di organizzare il proprio ritmo lavorativo e di usufruire di un part time. Elementi di cui, nota Aism, le istituzioni dovranno tener conto. «È molto importante favorire l’empowerment della persona con SM, definendo un processo che aiuti a sviluppare le competenze e la consapevolezza del loro valore e dei loro bisogni, per aumentare la loro autonomia e migliorare la comunicazione con il datore di lavoro e i colleghi», commenta Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla.

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