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I profughi diventano un problema comune, era ora

I profughi diventano un problema comune, era ora. Adesso tremano anche Londra e Parigi, con dei problemi enormi in casa. E reagiscono con energia, con le maniera forti. Siamo rimasti noi, italiani, incantati dalle politiche di accoglienza, ad usare i guanti bianchi. Meglio così, per carità. Nessun fraintendimento. All’Italia manca una linea chiara, univoca, che cancelli l’ipocrisia dell’uso equivoco del termine solidarietà. Ci sono italiani in guai grossi, di tutti i tipi, nella indigenza più disperata, ai quali il governo, le autorità, le organizzazioni che si prodigano in solidarietà non dedicano più di uno sguardo distratto. A loro non vengono assicurati pasti caldi, vestiti, residence, docce e televisioni al plasma. Basterebbe questa considerazione per cambiare le regole del gioco. A tutti coloro che sono in difficoltà va dato aiuto, questo è ovvio, ma quel tutti deve essere omnicomprensivo e se deve avere gerarchie deve considerare in testa gli italiani che soffrono. Detto questo se Londra e Parigi, europartners di peso, avessero convinto gli euroegoisti a rimboccarsi le maniche, a cercare una strategia comune, a stoppare questo esodo biblico alla sua origine forse nessuno si troverebbe in queste condizioni disperate. Verrebbe da reagire di pancia, rimandando al mittente gli appelli anglo-francesi. Ma è più logico, più produttivo mettersi insieme e cercare finalmente questa linea di azione comune. L’Europa è veramente a rischio, se ne stanno accorgendo tutti. E bisogna fare in fretta.

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