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FOCUS/ Road map per la nuova Pa, tra burocrazia e partecipate

La roadmap per cambiare la Pubblica Amministrazione parte dal prossimo mese, quando arriveranno i primi decreti attuativi della riforma Madia. E sulla rampa di lancio il premier Matteo Renzi mette il dimezzamento dei tempi della burocrazia per la realizzazione di opere di interesse generale: «ci impegniamo a presentare un bozza di discussione per il Parlamento a settembre». Quanto alle società partecipate le idee d’intervento sono già chiare, con Renzi che conferma «una riduzione drastica, da 8.000 a 1.000». Madia però pone dei paletti, spiegando che nei tagli «non rientreranno» le quotate, e mette le mani avanti sulla tempistica, anche se i provvedimenti arriveranno a breve, il Testo Unico sul riordino del settore avrà «un orizzonte minimo di dieci anni». In generale il Governo sembra più cauto sul rilascio immediato di tutti i provvedimenti attuativi, si era parlato di dicembre, anche perché sui 23 articoli della riforma, ricorda il premier, «solo quattro sono norme puntuali», il resto passa per deleghe, la maggior parte con scadenze fissate a un anno, con, spiega Renzi, «una coda» fino al «2016, primi mesi del 2017». Di Pubblica Amministrazione si continuerà a discutere quindi ancora, ma la conferenza stampa a palazzo Chigi, con Renzi e Madia, post via libera parlamentare al ddl, è stata anche l’occasione per fare il punto sui contenuti. E tra le principali novità, non sono mancate le slide esplicative: il presidente del Consiglio sottolinea «la legge taglia enti inutili», la semplificazione della conferenza dei servizi e il Freedom of information act, per spalancare gli archivi pubblici, che avrà un dlgs «nelle prossime settimane». Termini ravvicinati, garantisce il premier, anche per il «taglio del tempo burocratico, 50% in meno», nel caso di «opere pubbliche, insediamenti produttivi e attività imprenditoriali rilevanti», con l’obiettivo di attrarre grandi investimenti. Il nodo principale sembra però rappresentato dalla riduzione delle partecipate, con il responsabile settori pubblici della Cgil, Michele Gentile, che avverte: «Senza garanzie occupazionali per i 264.520 dipendenti, questi i numeri certificati dalla Corte dei Conti, il rischio esuberi è fortissimo». Madia apre al coinvolgimento dei lavoratori, garantendo: «è con i dipendenti pubblici che faremo la riforma», anche se le prime attuazioni, ribadisce riguarderanno cittadini e imprese (il T.U. per il pubblico impiego arriverà più tardi, c’è un anno e mezzo di tempo). Ma la Uil è insoddisfatta visto che, evidenzia il leader Carmelo Barbagallo, «non un cenno è stato fatto alla necessità di rinnovare i contratti per oltre tre milioni di addetti». Un punto su cui torna anche la Cisl Fp

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