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Sconti e meno carcere per chi evade le tasse fino a 150 mila euro

Un favore agli evasori. “Graziati” dall’inchiesta penale. Con il rischio che la nuova norma più vantaggiosa sulla dichiarazione infedele contenuta nella delega fiscale faccia saltare i processi in corso. Quando succederà il governo non potrà neppure dire “nessuno ce l’aveva detto” visto che il 27 luglio alla Camera l’ha espressamente dichiarato, di fronte a una folta platea, Francesco Greco, procuratore aggiunto a Milano e coordinatore del dipartimento dell’economia: “Sarebbe interessante sapere quanti processi saltano con questa norma, cosa allo stato non verificata”. Dopo la tempesta di Natale sulla soglia del 3%, il decreto sulla delega fiscale finisce di nuovo nelle polemiche. Politicamente, nelle commissioni Finanze e Giustizia della Camera e del Senato che hanno appena licenziato i pareri, protestano sia M5S che la sinistra del Pd. Con toni durissimi. “La manina di Natale torna a Ferragosto”, dice Alfonso Bonafede, avvocato grillino che ha protestato alla Camera. “Un ulteriore regalino agli evasori” insiste al Senato Lucrezia Ricchiuti, di Rete Dem. Ma contro la nuova dichiarazione infedele, che riscrive il testo del marzo 2000, protestano magistrati come Greco e la stessa Anm.

Vediamo subito cosa dice l’articolo 4 della delega fiscale. Innanzitutto fissa nuove soglie che “salvano” dal processo chi evade. Si passa da 50mila a 150mila euro per l’imposta evasa. Mentre l’ammontare complessivo “degli elementi attivi sottratti all’imposizione” passa a sua volta da due a tre milioni di euro. Ma è il terzo comma quello che solleva le maggiori polemiche. Laddove è scritto che “non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati indicati nel bilancio o in altra documentazione rilevante ai fini fiscali”.

Ricompare anche qui, proprio com’è avvenuto per il falso in bilancio, l’esclusione della punibilità quando in ballo ci sono delle “valutazioni”, ossia il valore attribuito a un bene di cui si è proprietari. Ma non basta. Eccoci all’ultimo comma, quello delle soglie: “In ogni caso, non danno luogo a fatti punibili le valutazioni che singolarmente considerate differiscono in misura inferiore al 10% da quella corrente”. Doppio vantaggio per chi evade, un tetto economico più alto e una soglia del 10% sulle valutazioni in difetto.

Francesco Greco, considerato in Italia uno dei magistrati più esperti sui reati economici, nella sala del Mappamondo di Montecitorio, ha dichiarato: “Non ho capito se le valutazioni continuano a far parte della norma incriminatrice o meno. Se una norma crea un problema, se ci si chiede se ci sono o non ci sono le valutazioni, allora dev’essere chiarita meglio. Il problema delle valutazioni non è marginale, perché gran parte delle denunce per dichiarazione infedele fanno soprattutto riferimento alle valutazioni. Dall’80 al 50% in Lombardia i processi nascono proprio da questo articolo, per cui cambiarlo con un’incertezza di questo tipo non è accettabile”. Poi la considerazione più preoccupante sui processi in corso: “Sarebbe interessante sapere quanti ne saltano con questa norma”. Greco l’ha detto una settimana fa.

Nello stesso seminario, un’altra considerazione pesante l’ha pronunciata il presidente dell’Anm Rodolfo Maria Sabelli: “Nel caso della dichiarazione infedele è stata aumentata la soglia di punibilità, che passa, quanto all’ammontare dell’imposta evasa, da 50mila a ben 150mila euro, ma non è stata aumentata anche la pena. Sono state depenalizzate le evasioni di fascia più bassa, ma al reato più grave non corrisponde una sanzione più grave. Le evasioni depenalizzate restano affidate alla sola sanzione tributaria, che può essere aggirata con l’artificio di trasferire l’amministrazione a un prestanome e spogliare la società dei suoi beni”.

A questo punto, tra Camera e Senato, sono stati M5S e sinistra Pd a contestare le scelte del governo. Voto contrario dai grillini. Dice Alfonso Bonafede: “Torna la manina di Natale. Dopo aver svuotato il reato di falso in bilancio, ora si stabilisce che non è punibile il cittadino disonesto che fa valutazioni “sbagliate” se l’errore è inferiore al 10%. Tale errore potrà comportare una sottrazione erariale pari a circa il 3% dell’imponibile, in alcuni casi si può parlare di milioni di euro…”. Altrettanto polemica, al Senato, Lucrezia Ricchiuti che parla di “una nuova franchigia scandalosa” e fa un esempio: “Se nascondo al fisco non una casa, ma il suo vero valore, la faccio franca sul piano penale se questa valutazione non si scosta da quella corretta di più del 10%”. Battaglie inutili perché ormai la delega fiscale è in dirittura di arrivo.

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