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INCIDENTI A1/ In auto stremati, fermi sotto il sole

«È un tratto maledetto. Ero qui in fila anche quando nel 2006 morì Clay Regazzoni. Stesso punto, stessa dinamica. Devono fare qualcosa per rendere più sicura questa autostrada». Lo sfogo è di un automobilista rimasto inchiodato oggi per sei ore lungo l’Autosole. Uno delle migliaia di passeggeri di auto e camion costretto ad una coda anche di 13 chilometri per un doppio incidente stradale che ha paralizzato l’A1 fra Piacenza e Parma. «L’unica differenza è che oggi c’è pure un caldo infernale – aggiunge esausto – Allora era dicembre. È stato semplicemente terribile». Terribile è il termine che ripetono un po’ tutti. Fermi sotto i cavalcavia alla caccia dell’ombra, appiccicati di sudore sull’asfalto delle piazzole di sosta oppure, e sono i più fortunati, lungo i bar della vicina via Emilia, il popolo dei vacanzieri è rimasto incollato in questo angolo di Pianura Padana con la colonnina di mercurio a quota 36 gradi. Nelle auto, per la verità, l’indicatore è anche salito sino a 40 quando, attorno a mezzogiorno, l’autostrada ha finalmente riaperto la carreggiata sud ma le code sono proseguite per tutta la giornata, inesorabili. Prima di allora una lunga, bollente, attesa con i mezzi della protezione civile che offrivano bottigliette d’acqua e soccorrevano anziani e bambini. Decine gli interventi registrati dalla centrale operativa del 118 di Parma per colpi di calore o malori legati al sole e all’afa, fortunatamente alla fine niente di grave. «Ma è andata alla fine bene così perché sotto quel sole poteva davvero succedere di tutto – denuncia un altro automobilista – Perché non ci hanno avvisati prima dei disagi? Perché ci hanno ugualmente fatto entrare in autostrada quando il tratto era già bloccato dalla notte?». In molti denunciano «la più totale assenza di informazione. Nessuno ci ha detto nulla. Le uniche informazioni arrivavano dalla radio, come tutti». «Siamo stati abbandonati per troppe ore», racconta una ragazza che con il fidanzato era appena partita da Milano per andare in vacanze. «Avevamo deciso di anticipare la partenza al venerdì, all’alba, per evitare il caos di domani ed invece è finita così. Proprio una partenza intelligente…». «Di intelligente non c’è niente in questa storia – conclude il fidanzato – E questa autostrada deve essere messa in sicurezza. E serve la quarta corsia». Basterebbe forse iniziare dalla corsia d’emergenza. Nel tratto dove la scorsa notte ha perso la vita Sonia Baiocchi ed altre tre persone sono rimaste ferite c’è un restringimento per il ponte sul fiume Taro e manca proprio la corsia a destra di servizio. «Chi è sulla prima corsia, soprattutto se è un mezzo pesante, spesso si sposta in quella centrale per paura dei guard-rail e si rischia puntualmente il tamponamento – raccontano due camionisti che percorrono questo tratto decine di volte all’anno – Ma qui di lavori nemmeno l’ombra».

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