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Licola, la rivolta degli immigrati nell’hotel “Di Francia Park”

“Il tuo sogno…è realtà”. La scritta campeggia come una beffa all’ingresso dell’hotel “Di Francia Park”. Sotto la scritta materassi ammassati uno sull’altro. E’ la protesta dei 350 immigrati che da qualche mese sono stati alloggiati nella struttura ubicata dalle parti di Licola, lungo la domiziana, nel comune di Giugliano. Sono sistemati in camerate adattate alle circostanze, con decine di letti, uno vicino all’altro. Lamentano condizioni di vita precarie: Niente visite mediche, niente ricambi di vestiti, pasti immangiabili, bagni otturati e, soprattutto, niente “ticket money” (2,50 euro al giorno che la Prefettura passa ogni mese ai migranti).
A sedare gli animi ci provano per i responsabili della “New family” la cooperativa sociale di Giugliano che ha vinto la gara in Prefettura per sistemare i migranti e che poi ha fittato la struttura del “Di Francia Park”, un hotel che in passato ha vissuto giorni migliori. Ma l’opera di mediazione fallisce. Sul posto arrivano gli agenti del commissariato di polizia di Giugliano in assetto antisommossa, coordinati dal primo dirigente Pasquale Trocino. La protesta, che resta circoscritta all’interno della struttura alberghiera, rischia di spostarsi in strada, lungo l’arteria che collega l’entroterra giuglianese con il litorale di Licola.
Gli immigrati, poco più che ventenni, si esprimono in inglese e francese, ma si fanno capire: “Ho ancora addosso la maglietta di quando sono sbarcato – dice un ragazzo nigeriano – guarda, guarda queste scarpe”. Se le toglie e mostra un buco sotto una delle scarpe. Altri non hanno scarpe ma solo pantofole infradito. “Protestano – spiega da parte sua un appartenente della cooperativa sociale “new family” – perché guardano a come sono sistemati altri immigrati ospitati nelle strutture che si trovano qui vicino. Quattro o cinque per stanza in alberghi a cinque stelle”. “No – dice Eduard, un ragazzo del Gambia – vogliamo vivere con dignità. Qui ci hanno abbandonato. Ci fanno vivere come le bestie. Uno addosso all’altro. Non è giusto”. Mostrano le docce che funzionano a malapena. Mostrano le camerate adattate e divise solo da pannelli di plastica. Una distesa di un centinaio di letti. I bagni otturati. Un ragazzo che sta male da alcuni giorni e non viene visitato da nessun medico. Poi ci sono quelli che si lamentano che gli altri hanno il volume della musica elevato anche di notte. E, soprattutto, fa caldo, molto caldo. La protesta rientra intorno alle 13, grazie anche all’opera di mediazione delle forze dell’ordine.

Nel pomeriggio gli assistenti sociali e i responsabili della “New family” sono ancora al lavoro per calmare gli animi. “Si comprende la loro esasperazione – afferma uno dei responsabili – i permessi per motivi umanitari si discutono nelle apposite commissioni che si riuniscono presso le prefetture di Salerno e a Caserta. I lavori sono lentissimi. Adesso stanno esaminando le domande degli immigrati arrivati nell’agosto dello scorso anno. Per quanto riguarda i “ticket money” la prefettura non li ha ancora erogati. A giorni dovrebbe risolversi anche questo problema. Per le altre cose

cerchiamo di coinvolgerli nelle attività che promuoviamo, dai corsi di italiano fino alle attività ludiche. Molti ci seguono. Altri preferiscono uscire per conto loro, hanno anche amici in altre strutture. Qualcuno ha trovato lavoro in zona e non se ne sta con le mani in mano”.

“Non possiamo vivere così – dice con insistenza un altro giovane – Non vogliamo arrecare danno a nessuno, ma fateci vivere con dignità

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