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Renzi alla direzione Pd, zero chiacchiere sul Sud

In questi ultimi scampoli di attività politica agostana, non c’è solo il dibattito interno sulla riforma del Senato per il Pd, che affronta la direzione sempre più spaccato e con una minoranza sempre più agguerrita. Il premier Renzi, però, non si ferma alla questione del giorno e davanti a suoi rilancia il programma del partito per l’autunno. Lo fa cominciando dal sud, fanalino di coda della ripresa e al centro del dibattito negli ultimi giorni, dopo la pubblicazione del rapporto Svimez. Alla direzione del Pd sono infatti presenti, invitati, anche i sindaci del sud del Pd.
«Il problema del mezzogiorno oggi non è la mancanza dei soldi. È la mancanza della politica», dice Renzi. «Non riapriamo la discussione se oggi i soldi sono troppi o troppo pochi». Poi il premier rilancia: «È inutile fare dibattiti politici infiniti su di chi è la colpa. L’hashtag di oggi per il mezzogiorno è #zerochiacchiere». Perché, ha ricordato ancora il premier: «Se il Sud è in difficoltà è inutile attribuirne la responsabilità a chi ha abbandonato il Sud. La retorica Sud abbandonato è autoassolutoria per una parte dei dirigenti del Mezzogiorno» ed è «un elemento che concorre alla crisi del Sud». Arriva anche l’annuncio: «Intorno al 15-16 settembre, alla ripresa dell’azione parlamentare, ma prima della stabilità, il Pd vorrei che uscisse con un vero e proprio “masterplan” per il Sud, con una serie di proposte concrete». Alla fine, l’ammonimento ai suoi: «Oggi, se il Sud non funziona con un governo guidato dal segretario del Pd, con le regioni del Mezzogiorno che sono tutte a guida Pd, il responsabile è il Pd. Dobbiamo rottamare il piagnisteo e risolvere problemi». E sul cliché da distruggere che riguardano il Sud, Renzi ha raccontato che: «Avevo proposto di fare un bilaterale a Palermo e mi è stato detto, da un autorevole premier, che a Palermo si spara per strada. Ma vi rendete conto? Il racconto fatto all’estero è ancora frutto di stereotipi e grida vendetta».

Ai gufi: l’Italia è ripartita

Non manca l’affondo ai “soliti” gufi. «Trovo stravagante che per esigenze interne si considerino striminziti dei dati. Non valorizzare oggi dei dati positivi della ripresa al Nord ma anche al Sud non è da gufi, è da persone che non aiutano la propria comunità», attacca il segretario del Pd. Renzi ha anche sottolineato come in effetti «ci sono anche dei Sud che funzionano, che hanno dati positivi». Poi il premier è tornato all’analisi della situazione economica del paese: «La priorità è la lettura di ciò che accade oggi nel Sud, risolvibile in tre paletti: l’Italia è ripartita il Mezzogiorno no, il Nord ha numeri di crescita reali e concreti». E spiega: «Se Italia si è rimessa in moto è merito del Pd, dire che è merito del Quantitative easing della Bce è da economisti del Mulino bianco, perché meno male che il Qe c’è ma aiuta sulle turbolenze finanziarie. Sostenere che stiamo ripartendo perché ci sono fattori esterni è banale e frutto di pigrizia intellettuale: dopo decenni di occasioni perdute ci siamo messi a fare le cose che dovevamo. Se falliamo abbiamo perso noi, se vinciamo avrà vinto l’Italia».

Alta velocità ed ecoballe

Renzi tocca poi un tema caldo nel campo delle infrastrutture, l’alta velocità: «È fondamentale portare l’alta velocità in Calabria: non può fermarsi a Salerno. L’alta velocità è la principale infrastruttura realizzata in questi anni, era altro che si fermava a Eboli. C’è molto da fare: non basta che l’alta velocità, che è stata una grande intuizione, si fermi a Salerno. Bisogna portarla a Bari e in Calabria». Il premier sottolinea anche che lo Sblocca Italia «consente di recuperare tre anni sulla Napoli-Bari».
Poi Renzi parla della terra dei fuochi: «Voglio andare con Vincenzo De Luca nella terra dei fuochi dove in tre anni – lui dice due pensando alle elezioni – andremo a togliere le ecoballe. Naturalmente De Luca mi ha chiesto soldi: vediamoci a metà settembre, prima della legge di stabilità».

Sblocca Italia e trivelle

E a proposito di ambiente e infrastrutture, Renzi difende lo Sblocca Italia: «Non si può fare un racconto macchiettistico dello Sblocca Italia per cui sembra una trivella selvaggia ovunque. Non c’è nessuna trivella autorizzata dallo Sblocca Italia. Stiamo chiedendo di verificare se ci sono spazi per la ricerca e l’esplorazione», dice Renzi. «Che nell’Adriatico si intervenga nella parte croata e balcanica e da noi non si possa fare ricerca è una contraddizione in termini», sottolinea ancora. Il premier ha poi parlato dell’Ilva: «Tenerla aperta è stato uno sforzo. Immagino che non ci sarà per sempre un intervento pubblico: prima o poi dovremo restituire questa azienda ai privati».

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