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Chinottissimo – Il Chinotto con i sapori di una volta

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Tra i prodotti “di eccellenza” del “made in Italy” esposti in questi mesi a Expo2015 ce n’è una bevanda a base di chinotto che per molti è un “cult”. Il nome, Chinottissimo, a prima vista dice poco. Quando però si va a leggere l’etichetta, e accanto alla scritta “ricetta originale” si scopre il nome del produttore – Neri -, tutto cambia. Neri è un nome che fa rivivere, a chi ha attraversato gli anni cinquanta e sessanta, un periodo durante il quale il Chin8Neri era una delle bibite di maggiore successo d’Italia, pubblicizzato in tv, a Carosello, personaggi celebri con slogan e giochi di parole che si ricordano ancora oggi. Se ne producevano 40 milioni di bottigliette all’anno in quattro stabilimenti. Una “success story” durata fino agli anni duemila, quando il Neri inventore del chinotto, Pietro, vendette marchio commerciale e stabilimenti.

E’ allora che comincia la “seconda vita” del chinotto di Pietro Neri. Grazie al nipote di nonno Pietro, Simone Neri, che – mentre l’attuale proprietario del marchio, la IBG spa, continua a produrre il suo Chin8Neri – è diventato a sua volta imprenditore e ha fatto fa rinascere il chinotto “originale”, dal gusto inconfondibile. Che ora si chiama “Chinottissimo”. “Papà ha venduto il marchio ma non la ricetta e io, prima che morisse, gli ho promesso che avrei fatto il possibile per rilanciarne la produzione del suo chinotto a partire dalla ricetta originale”. Missione compiuta. Il chinotto di Simone Neri ha un nuovo nome, Chinottissimo, e in pochi anni ha già ottenuto una lunga serie di riconoscimenti (per qualità & innovazione & tradizione) ed è stato inserito nel “paniere delle eccellenze” della regione Lazio.

A Simone Neri, che la Camera di commercio di Roma ha fatto “Cavaliere del Commercio”, brillano gli occhi quando racconta la “passione” del papà (e del nonno) per il chinotto. “La nostra famiglia vendeva ghiaccio e bibite. Papà era sempre alla ricerca di qualcosa di meglio – racconta -. Nel 1949 lavorava a una bevanda che per colore somigliasse alle bibite americane che arrivavano in Italia. La base era un’aranciata. Si era si era da poco usciti dalla guerra e lo zucchero era ancora poco e caro. Provò la saccarina, ma era troppo dolce e rendeva il tutto imbevibile. Pensò allora di correggere la miscela aggiungendo estratti amari. Decine e decine di esperimenti. Ed è da lì, alla fine, che è nato il chinotto”. E ancora: “Sa perché gli venne l’idea del marchio con l’8 in cifre? Perché otto erano gli estratti della ricetta originale base”.

Di estratti naturali il Chinottissimo prodotto a partire dalla ricetta originale di Pietro Neri ne contiene oggi molti di più: addirittura 53, più il ginseng. “Tutti estratti naturali di altissima qualità: la ditta che ce li fornisce oggi è la stessa che ha lavorato con con papà fin dall’inizio”. L’acqua, che è il 90% di una bibita, è uno degli elementi essenziali. “L’acqua che usavamo agli inizi, quando avevamo lo stabilimento al Mandrione, veniva da una sorgente di Capranica. Il posto dove ora produco il Chinottissimo, in Calabria, l’ho scelto dopo aver fatta analizzare decine di acque, in diverse regioni: la volevo infatti in tutto e per tutto simile, per le caratteristiche, a quella di Capranica”. Un impegno, di lavoro e anche economico non da poco. “In cinque anni non ho ancora guadagnare nulla, e per vivere esercito un’altra professione – confessa Simone -. E’ vero che piano piano ci andiamo affermando, ma per andare avanti e crescere occorrono soldi, e tutto quello che entra lo reinvesto nell’azienda, mi autofinanzio. I riconoscimenti della qualità del prodotto sono piacevoli, ma purtroppo non portano soldi”.

Il Chinottissimo è un prodotto di nicchia, le bottiglie messe sul mercato in un anno sono attorno alle 300.000, e vengono vendute anche online sul sito Chinottissimo.com. A Roma, il chinotto “originale” è in vendita in una rete di bar ed enoteche selezionati. Ma ampio è l’interesse, oltre che in Italia, e soprattutto all’estero. Grazie al prestigio del made in Italy.

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