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MUSICA/ Gazza Ladra alla Tim Burton inaugura il “Rossini”

Successo pieno per La Gazza Ladra che ha inaugurato questa sera il Rossini Opera Festival 2015 all’Adriac Arena di Pesaro, con la regia di Damiano Micheletto. L’enfant terrible della lirica ha ripreso il suo allestimento visionario e un po’ dark, alla Tim Burton, già presentato nel 2007 sempre al Rof. Protagonista è il volatile del titolo, trasformato per l’occasione in una bimba-Alice con i codini (il ruolo mimato è affidato a Sandhya Nagaraja) che non riesce a dormire e nella celeberrima sinfonia entra in un incubo approdando ad un universo «altro» in cui assume il ruolo e il punto di vista della gazza. Per il regista è un’occasione per rileggere a volte con ironia, altre volte con grande senso dello spettacolo, tutte le convenzioni del genere semiserio a cui appartiene il capolavoro rossiniano, scritto per la Scala nel 1817. Convenzioni derivate dalla ‘Comedie’ larmoyante e ‘Dalla piece au sauvetage’: una storia imperniata su una persona innocente ingiustamente accusata e condannata che riesce a fuggire in extremis all’esecuzione o alla prigione. Completano lo schema un lieto fine, spesso un’ambientazione medievale con cori di armigeri e prigionieri, scene di prigioni e di processi, un tiranno malvagio. Nel libretto di Giuseppe Gherardini, tratto da un dramma francese, la serva Ninetta è accusata dal podestà del villaggio (di lei invaghito) del furto di una posata, in realtà rubata dalla gazza. Saranno il fidanzato Giannetto, il carceriere Antonio, il ragazzino Pippo e il padre della ragazza (un disertore ricercato) a scoprire la posata e a salvare la fanciulla prima del patibolo. La regia di Michieletto, con le scene di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti e le luci di Alessandro Carletti, segue la vicenda da un primo atto brillante e colorato a un secondo oscuro e letteralmente piovoso, dove i cantanti si muovono con l’acqua alle caviglie, tra fasci di tubi, palandrane funeree e abiti contemporanei. Trionfale l’accoglienza per la parte musicale, affidata al direttore Donato Renzetti, alla guida dell’orchestra e del coro del Teatro Comunale di Bologna. La partitura di Rossini si mantiene in splendido equilibrio formale tra aree, duetti, terzetti e varie scene di assieme, mescolando abilmente elementi comici, patetici o drammatici fino al finale che è una esplosione belcantistica, una vera e propria catarsi teatrale e musicale. Una partitura che richiede a tutti gli interpreti grande virtuosismo vocale. Uragani di applausi, spesso a scena aperta, hanno premiato i vari cantanti, dal formidabile Podestà di Marko Mimica, al soprano georgiano Nino Machaidze, a suo agio sia nelle parti patetiche che a quelle vocalmente acrobatiche del ruolo di Ninetta, al baldanzoso Giannetto di Renè Barbera fino al mezzo soprano Lena Belchina, nel ruolo en travesti di Pippo. Consensi anche per Simone Alberghi, Alex Esposito e Teresa Iervolino. Si replica il 13, 16 e 19 agosto.

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