| categoria: politica, Scuola

SCUOLA/ Domani stop alle domande di assunzione dei precari

L’ora fatidica per tanti professori precari della scuola, circa 100mila, sarà le 14 di domani, 14 agosto: entro quel termine saranno chiamati a presentare una domanda di accesso per l’assunzione a un concorso che tuttavia – e questo è alla base di tante ansie da parte di molti professori non ancora stabilizzati – prevede un reclutamento con un raggio nazionale e non più locale, con la possibilità quindi di andare a lavorare a centinaia o addirittura migliaia di chilometri da casa. Nel frattempo il ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini, ha fatto sapere che monitorerà l’andamento della situazione: «in queste ore stiamo seguendo passo passo – ha scritto sul suo profilo Facebook – le operazioni di assunzione nella scuola. E ci prepariamo alla fase attuativa della legge ‘Buona Scuola’, durante la quale – ha annunciato – apriremo un’ulteriore fase di confronto, in particolare sulle deleghe». In ogni caso la vicenda – su cui si sono accesi i riflettori il 28 luglio, data di avvio della presentazione delle domande per l’assegnazione di 48.812 cattedre su posto comune, 6.446 per il sostegno, più altri migliaia di posti non assegnati nelle fasi precedenti per l’esaurimento delle graduatorie – ha incontrato le critiche di tanti professori precari e anche di numerose organizzazioni sindacali, provocando anche una sorta di flash mob. È il caso di quanto accaduto questa mattina in Sardegna, in particolare all’aeroporto di Cagliari-Elmas, dove un gruppo di docenti ha protestato a lungo, arrivando anche a ‘minacce’ esplicite: «se andiamo a insegnare fuori dalla Sardegna chistionausu in limba, ovvero parliamo in sardo». Per i docenti precari dell’isola il possibile spostamento lavorativo riguarderebbe circa 4mila persone, che però non ne vogliono sapere di allontanarsi dalle proprie famiglie. Al dibattito interviene di nuovo il segretario generale della Cgil-Scuola Domenico Pantaleo che avverte: «non si può giocare sul futuro dei docenti precari». Inoltre, ricorda, «da alcuni giorni il sottosegretario Faraone e i suoi collaboratori – afferma – rilasciano alla stampa interviste in cui descrivono le procedure della fase c) (dedicata alla copertura del potenziamento dell’offerta formativa, con 55.258 posti disponibili a livello nazionale, ndr) in maniera difforme da quanto contenuto nel bando del Ministero e previsto dalla legge 107/15, generando altro sconforto nei precari della scuola alle prese con una difficile scelta che vede in gioco il loro futuro lavorativo». Ma in termini generali, ha fatto sapere l’Anief, il conto alla rovescia che scadrà domani riguarda circa 100mila professori. Il tutto peraltro, ha stigmatizzato il presidente dell’organizzazione sindacale Marcello Pacifico, praticamente al buio, visto che «contravvenendo a quanto espresso da diversi esponenti del governo e del Miur, non sono state fornite alcune indicazioni sulla consistenza dei posti liberi, nemmeno quelli residui dopo le prime fasi del piano, lasciando quindi i docenti interessati nell’incertezza totale». Ma c’è di più, attaccano i critici: praticamente allo scadere del termine per la presentazione delle domande «il Miur – sottolinea ‘Orizzonte Scuola’ – conferma un atteggiamento di isolazionismo nei confronti delle richieste dei docenti interessati. E – ricorda – entro le 14 di domani circa 70mila docenti precari dovranno aver deciso se ‘tentare la fortuna’ di ricevere nell’anno scolastico 2015-2016 un posto a tempo indeterminato in qualsiasi provincia italiana, o attendere nelle graduatorie ad esaurimento tempi migliori, con tutte le conseguenze del caso». A fronte di ciò molti possibili precari, spiega ancora Pacifico, «saranno costretti a non rischiare e quindi a non candidarsi, perché stiamo parlando soprattutto di donne del Sud, spesso sopra i 40 anni, con figli e genitori da accudire. Sono insegnanti, anche da oltre 10 anni – rileva ancora il presidente dell’Anief – con importanti vincoli familiari, che non meritavano di essere messi davanti a un bivio così difficile. Per evitare tutto questo – suggerisce – sarebbe bastato trasformare in annuali le tante migliaia di cattedre oggi ancora collocate erroneamente al 30 giugno

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