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Brescia, arrestati i killer dei coniugi della pizzeria “Da Frank”: hanno confessato

Sono accusati di omicidio premeditato. Si tratta di un pakistano e un indiano entrambi gestori di una attività simile a poche centinaia di metri. Stessi autori anche dell’agguato teso ad un dipendente della pizzeria-pasticceria “Da Frank” circa un mese fa. Recuperata l’arma, un fucile a canne mozze. Le indagini proseguiranno a Milano per la seconda fase

È stata una «piena confessione» quella rilasciata dai due arrestati (uno lo vedete nella foto – in alto – tra due poliziotti) per l’omicidio di Frank Seramondi e della moglie, titolari di una pizzeria-pasticceria a Brescia. A confermarlo è il procuratore della Repubblica di Brescia, Tommaso Buonanno, in conferenza stampa. Gli investigatori hanno ritrovato il fucile a canne mozze usato per l’agguato e anche il motorino «che gli autori del delitto si apprestavano a distruggere per rendere irriconoscibile il mezzo». Le indagini proseguiranno «per approfondire tutti gli altri aspetti». Muhammad Adnan, pakistano di 32 anni, e Sarbjit Singh, indiano di 33 anni: questi i nomi dei responsabili del duplice omicidio avvenuto a Brescia martedì scorso. Sarebbero loro stessi autori anche dell’agguato teso ad un dipendente albanese della pizzeria-pasticceria “Da Frank”. Il pakistano, in particolare, era il proprietario del negozio ‘Dolce e Salato’, comprato dai Seramondi e concorrente dell’attività delle vittime.

LE INDAGINI PROSEGUIRANNO
Per arrivare ai due killer, che hanno confessato, è stato necessaria l’acquisizione di tabulati telefonici, la comparazione di impronte digitali e numerosi appostamenti sul territorio. Di questo omicidio, tuttavia, si è conclusa «la prima fase», come afferma sempre Buonanno. «Non mi accontento minimamente dei moventi indicati, saranno vagliati, ma direi che la fase più difficile sarà quella di approfondire questa area buia che continua a persistere nonostante l’innegabile successo delle investigazioni qui portate avanti», aggiunge Pier Luigi Dall’Osso, procuratore generale della Repubblica a Brescia. Piccoli gruppi criminali, insomma, che «stanno mutuando comportamenti da consorterie di stampo mafioso», precisa, un dato «che noi vogliamo sviluppare». La domanda che si pone il procuratore é: «Possono rapporti di concorrenza in esercizi pubblici, di rivalità commerciale, essere correlati a un’esecuzione premeditata e preceduta da un tentato omicidio?». Gli assassini, subito dopo il fatto, nella via di fuga si sono disfatti di tutto, dalle scarpe al fodero del fucile. I vestiti, in particolare, sono stati gettati in un cassonetto, i caschi distrutti e buttati in un fiumiciattolo.

DELL’OSSO, NON MI ACCONTENTO DEI MOVENTI
«Adesso comincia la fase più difficile, proseguire con le indagini per capire se questi soggetti arrestati hanno mutuato le caratteristiche dell’esecuzione dalla criminalità organizzata o se c’è altro. Non mi accontento dei moventi forniti dagli assassini». Lo ha detto il Procuratore generale di Brescia Pierluigi Maria Dell’Osso nel corso della conferenza stampa sui due arresti per il duplice omicidio dei coniugi Seramondi. «Quella di oggi è una giornata importante per Brescia – ha aggiunto Dell’Osso -. È stata fatta un’indagine classica, partendo dal luogo dell’omicidio e arrivando fino agli esecutori materiali dell’omicidio».

HANNO ATTESO DUE ORE
Gli esecutori materiali dell’agguato nella pizzeria di Brescia avrebbero atteso due ore prima di entrare in azione ed uccidere i coniugi Seramondi. Sarebbero arrivati in zona a bordo di un motorino attorno alle 8.20 nascondendosi in un locale in disuso prima di entrare nella pizzeria e fare fuoco.

DOPO AGGUATO IL PAKISTANO PARLA IN TV
Il pakistano Muhammad Adnan, colui che avrebbe esploso i quattro colpi di pistola per uccidere i coniugi Seramondi a Brescia, dopo l’omicidio è tornato alla pizzeria e si è «lamentato» con la stampa arrivata sul luogo del delitto dicendo che lì «c’era degrado e mancava la polizia». A carico di entrambi il reato di omicidio premeditato.

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