| categoria: Roma e Lazio

IL PUNTO/ Quella famiglia malavitosa che si fa beffe dello Stato

I Casamonica, nome che torna a più riprese nelle carte dell’inchiesta Mafia Capitale, sono di etnia sinti. Nomadi abruzzesi arrivati negli anni ’70 a Roma, hanno fatto del Tuscolano e dell’Anagnina la loro base. Un fortino da cui stringere alleanze decisive per il controllo del quadrante est della capitale. Nella storia della famiglia si rintracciano accordi con le ‘ndrine Piromalli e Molè e con la criminalità romana. Gli intrecci con la Banda della Magliana portano Vittorio accanto a Enrico Nicoletti. Il Casamonica in quel frangente è l’addetto al recupero dei crediti.
Dopo un periodo di relativa calma – ma le indagini dei pm di piazzale Clodio continueranno a inquadrare la famiglia nel settore del racket e dell’usura – la magistratura torna a occuparsi del clan. Operazioni su
operazioni, perquisizioni e sequestri milionari. In uno degli ultimi blitz, a casa di Vittorio Casamonica le forze dell’ordine trovano reperti archeologici di valore, vasi antichissimi. Il padrino era amato e temuto, come i boss della mafia italo-americana. La sfida allo Stato, l’arroganza del clan sconfina nella leggenda metropolitana, abilmente manipolata ed orchestrata. I media non scoprono oggi i Casamonica, i politici non li hanno combattuti abbastanza, l’opinione pubblica è attonita e sconcertata. E forse non sa da che parte stare

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