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GreciA/ Nuova Democrazia prova a formare un governo

La Grecia va verso il voto anticipato, resta solo da vedere se la data sarà quella ipotizzata da Alexis Tsipras – il 20 settembre – o se le elezioni slitteranno di qualche giorno. Appare infatti senza possibilità di successo il tentativo di formare un esecutivo di ‘larghe intese’ affidato dal presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos a Vangelis Meimarakis, leader (peraltro pro tempore) del partito conservatore di Nea Dimokratia. Una serie di colloqui che si svolgono nel giorno nel quale, a sinistra, Syriza si spacca e nasce ‘Laiki Enotita’, Unità popolare, guidato dall’ex ministro dell’energia Panagiotis Lafazanis e che conta su 25 – forse 29 – parlamentari che si sono ribellati alla svolta ‘moderata’ di Tsipras e al via libera al terzo memorandum che prevede austerità in cambio di 86 miliardi di euro in prestiti. Meimarakis – che secondo gli osservatori sta solo prendendo tempo – ha ipotizzato un governo di unità nazionale (possibilmente presieduto dal vicepremier di Syriza Yannis Dragassakis, che però ha già declinato l’offerta) o un esecutivo di minoranza che però non troverà disponibilità: i suoi alleati filo europei, il Pasok e i centristi di To Potami hanno già chiuso la strada a ipotetiche maggioranze (non hanno comunque i numeri) e Stavros Theodorakis, leader di Potami, ha detto di voler andare alle urne il prima possibile. Il leader di ND ha comunque tre giorni di tempo per le sue esplorazioni, dopo di che la palla potrebbe passare proprio ad Unità Popolare, che col suo neonato gruppo è la terza forza parlamentare, se la richiesta di formazione del gruppo sarà accolta ufficialmente. Ciò eviterebbe a Pavlopoulos l’imbarazzo di dover dare il secondo – ed ultimo – incarico ai filo-nazisti di Alba Dorata. Secondo To Vima, Syriza, Greci Indipendenti e il partito comunista Kke hanno detto di non voler partecipare a nessuna coalizione. Ciò – scrive il giornale – rende probabile il fallimento entro giovedì prossimo dei due tentativi e quindi spalanca le porte al voto del 20 settembre. Ed è proprio il nuovo movimento di Lafazanis la vera novità politica di questa nuova, turbolenta fase della vita politica greca. L’ex ministro ha promesso lotta senza quartiere contro l’austerità anche a costo di un’uscita ‘controllata’ dall’euro, e di voler dar voce a quanti hanno votato No agli accordi nel referendum di luglio. Un possibile grattacapo elettorale per Tsipras, che ieri ha chiesto ai greci un «forte mandato». Intanto, dall’estero, si osserva senza allarmismi ma con un filo di preoccupazione l’evolversi della situazione, sperando comunque che dalle urne esca un governo forte che porti avanti il programma concordato. «Se ci dovessero essere ritardi nell’attuazione del programma a causa delle nuove elezioni in Grecia, verrebbero ritardati anche i pagamenti», ha detto un portavoce del Ministero delle Finanze tedesco. E mentre la Borsa di Atene segna un netto calo in seguito alle dimissioni di Tsipras, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem sottolinea: «È cruciale che la Grecia rispetti gli impegni presi verso l’eurozona». Tuttavia la Commissione Ue, che rivela di essere stata in contatto con Tsipras e Pavlopulos e di «non essere sorpresa» dalle elezioni anticipate, spiega di non essere preoccupata per la sorte del memorandum.

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