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USA 2016/ Hillary in difficoltà, è l’ora di Biden

Il tempo stringe, Joe Biden deve decidere. Cosi’ in questi giorni nella sua casa di Wilmington, in Delaware, il vicepresidente degli Stati Uniti ha riunito i suoi più stretti collaboratori e consiglieri per decidere se davvero e’ il caso di scendere in campo e sfidare la candidatura di Hillary Clinton per la nomination democratica nella corsa alla Casa Bianca. E oggi ha anche interrotto il weekend in famiglia per tornare a Washington, a sorpresa, dove ha incontrato la senatrice amata dai ‘liberal’ Elizabeth Warren, che in principio era stata sollecitata a correre contro Hillary Clinton ma che ha desistito. Quella di Biden sarebbe una candidatura ‘in zona Cesarini’ ma per niente impossibile. Anche se la corsa è già avviata da settimane e ribolle, con il campo repubblicano in fermento per l’effetto Donald Trump che ha sparigliato le carte e quello democratico dove la campagna fin qui ritenuta solidissima della frontrunner Hillary Clinton comincia a mostrare crepe sotto il peso dell’emailgate, le e-mail – anche riservate – partite dal suo account personale e non da quello del Dipartimento di Stato. L’allarme lo segnalano anche i sondaggi che vedono la ex first lady, pur in testa, perdere terreno a favore del senatore ‘liberal’ del Vermont Bernie Sanders, l’unico che al momento sembra competere con Trump sul piano del successo di pubblico. Anzi, è Sanders che mantiene il record di folla ai suoi eventi elettorali: 28mila persone accorse ad ascoltarlo lo scorso 9 agosto a Portland, mentre ieri per Trump in uno stadio dell’Alabama ne sono arrivate ‘soltanto’ 20mila, sempre moltissime, ma in misura minore di quanto preannunciato. Non c’è però molto tempo per Biden: a quanto si apprende il vicepresidente ha già fissato la finestra primo settembre-primo ottobre entro la quale annunciare le sue intenzioni, sebbene in un primo momento il limite fosse alla fine dell’estate (22 settembre). Andare oltre la data del primo ottobre potrebbe voler dire rinunciare, per motivi politici ma anche di procedura e regole elettorali: ci sono petizioni da far firmare e delegati da contattare in tempo per le primarie di dicembre. Questo se Hillary resta in campo, se invece la campagna della ex first lady dovesse naufragare allora Biden potrebbe farsi avanti anche all’ultimo momento e sperare in un risultato. E poi c’e’ il primo dibattito per le primarie democratiche, in calendario il 13 ottobre: l’occasione per Biden di capire se può farcela davvero. Dovrà esserci. Di fan tra i democratici il vicepresidente ne ha parecchi e ci può contare. È anche visto come un ‘erede naturale’ della presidenza Obama. Per questo di una sua candidatura si parla da settimane. Anche se da principio non mancava chi la escludesse, soprattutto all’indomani del dolore che ha colpito la sua famiglia con la scomparsa del figlio Beau. Ma questo è il passato. Prima che i nodi della campagna Clinton venissero al pettine, con la vicenda dell’indirizzo e-mail e server privati usate durante il mandato da segretario di Stato che ne mettono in evidenza i punti deboli, tanto da indurre alcuni democratici a palesare la loro insofferenza nel timore che le debolezze di Hillary si cronicizzino fino a diventare fatali. E allora Biden si mette al lavoro, esplora, consulta, ha contattato donatori e figure chiave della sua precedente campagna, mentre il gruppo a suo sostegno ‘Draft Biden’ ha cominciato a lavorare per creare una struttura pronta a mettersi al lavoro. Adesso deve decidere.

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