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Attacco TGV, assalitore insiste, ” Non sono un terrorista”

I servizi segreti spagnoli lo avevano individuato come seguace attivo di una moschea estremista nel sud del Paese. La polizia tedesca lo ha localizzato su un volo per la Turchia, da cui si sospetta abbia raggiunto la Siria. Ma Ayoub El Khazzani, l’assalitore del treno Amsterdam-Parigi, continua a negare di essere un terrorista. «Non capisce perché questa storia abbia avuto un tale rilievo, è molto sorpreso. Nega qualsiasi dimensione terroristica nel suo gesto», racconta alla stampa transalpina Sophie David, l’avvocato d’ufficio che gli è stato assegnato, prima a raccogliere la sua testimonianza dopo l’arresto nella stazione di Arras. L’uomo respinge l’accusa di tentato omicidio, perché «secondo lui non ci sono stati spari», ammette solo di aver avuto un’arma, che però «non ha funzionato». Punto principale della sua versione dei fatti, sempre secondo il suo legale, è il rifiuto dell’idea dell’attentato terroristico: El Khazzani dice che tutto quello che voleva fare, su quel Thalys, era una rapina per procurarsi un po’ di soldi, dato che da diverse settimane si trovava a Bruxelles, senza dimora e senza risorse. «Spiega tutto solo con il bisogno di soldi – racconta ancora l’avvocato – Dice che casualmente ha trovato una borsa con un’arma, parla solo del kalashnikov, e un telefono. Nascosta, ben nascosta, nel parco proprio di fianco alla stazione di Bruxelles Midi». È stato proprio quel ritrovamento, sempre stando alla versione del marocchino, a fargli venire l’idea della rapina, ispirato dalle parole di «alcune persone» incontrate nei suoi giorni da clochard nella capitale belga. «Aveva sentito parlare di persone che fanno rapine per avere soldi, così è salito su quel treno per rapinare i passeggeri», pensando poi di «sparare a un vetro e scappare». L’intervento immediato dei passeggeri americani, però, gli ha impedito di passare all’azione: «Dice di essere stato bloccato subito, di non aver potuto fare niente. Quando gli spiego che il caso è molto presente sui media è stupito, perché per lui non è successo niente». Le sue parole sono ora al vaglio degli inquirenti belgi e francesi, che si dicono però scettici e continuano ad indagare sui collegamenti tra El Khazzani e l’integralismo islamico. Nei suoi sette anni di soggiorno in Spagna, dal 2007 al 2014, il ragazzo era stato segnalato per l’assidua frequentazione di una moschea estremista ad Algesiras, nei pressi di Gibilterra, dove avrebbe fatto dichiarazioni in favore della jihad. Spostatosi in Francia, era riuscito a far perdere le sue tracce, nonostante il suo nome fosse segnalato ai servizi segreti. Era poi riapparso nel maggio di quest’anno, quando l’intelligence tedesca lo individua su un volo da Berlino a Istanbul, da cui avrebbe poi raggiunto la Siria. Proprio su quest’ultimo punto gli inquirenti stanno cercando conferme, anche perché il giovane, che ha ammesso gli spostamenti in Spagna, Francia, Germania e Belgio, continua a negare di essere mai stato in territorio siriano. In ogni caso, secondo la testimonianza di uno dei militari americani che lo hanno bloccato, El Khazzani non aveva «alcun addestramento» per maneggiare le armi da fuoco, cosa che ha impedito una tragedia più ampia.

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