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CASAMONICA/ Gabrielli: il questore non ha avuto le informazioni per agire. Ora linea dura

Una «vicenda gravissima per il disdoro che ha recato, per la percezione di una città non controllata», anche «per l’immagine» della Capitale. Però «non ho mai detto che sarebbero rotolate tese: se necessario – avverte il prefetto Franco Gabrielli dopo la riunione del comitato per l’ordine pubblico – le teste sarà il ministro a farle rotolare».
Il vertice a cui, oltre al prefetto di Roma, hanno partecipato il vice questore Luigi De Angelis, il vicesindaco Marco Causi, il delegato alla Sicurezza del Campidoglio Rossella Matarazzo, il comandante provinciale dei carabinieri Salvatore Luongo, quello dei vigili urbani Raffaele Clemente e un ufficiale della Finanza, era stato voluto proprio da Gabrielli in seguito allo scandalo delleesequie hollywoodiane di Vittorio Casamonica nella chiesa San Giovanni Bosco giovedì 20 agosto.
Il prefetto si concentra sul corto circuito informativo che c’è stato quella mattina. «Quello che più brucia – si rammarica – è che per un difetto di comunicazione non siamo stati in grado di impedire funerali così sfarzosi. Le informazioni c’erano , seppure in maniera indiretta, ma non hanno raggiunto i vertici delle strutture». Ora però bisogna fare in modo che un simile scandalo «non si ripeta mai più». A questo scopo «verrà creato un gruppo di raccordo permanente a cui parteciperanno prefettura, questura, carabinieri, polizia e vigili per indirizzare ai vertici del sistema le informazioni che servono». Una «direttiva specifica» è prevista a breve, aggiunge il prefetto, mentre Causi precisa che il nuovo modello «di selezione e trattamento delle notizie sarà sperimentato per due mesi». L’obiettivo «è renderlo operativo definitivamente dal 1° dicembre», cioè per il Giubileo che il Papa aprirà l’

Ma le responsabilità? Gabrielli difende il questore, Nicolò D’Angelo, «perché non è stato messo in condizione di fare quello che avrebbe potuto», ma non rinuncia a individuare i colpevoli della «falla». «Durante il comitato – precisa – ho chiesto di svolgere adeguati accertamenti su profili di carattere disciplinare per verificare perché il flusso informativo si è interrotto».

«Ci sarà una stretta repressiva», annuncia poi il prefetto. «Credo sia doveroso – sottolinea -, ma non in un’ottica ritorsiva come la legge del taglione: tu hai fatto uno sgarbo a noi e noi e ti facciamo vedere che siamo più forti. Lo faremo perché crediamo di poter dimostrare che non abbiamo paura di nessun ambiente criminale e che vogliamo far rispettare sempre la legge». Già stamattina per il clan c’è stato un assaggio. Lo riferisce De Angelis: volendo il clan celebrare la messa in suffragio del «re di Roma» il 26 agosto nella chiesa di San Girolamo, a Morena, la questura, stavolta avvertita, ha prescritto una cerimonia in forma strettamente privata e senza «esibizioni» nelle strade. È bastato applicare gli articoli 25, 26 e 27 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, le stesse norme che avrebbero impedito la sfilata con la musica de «Il padrino» della settimana scorsa.
Un problema a sé, ma non secondario, è quello dell’elicottero che ha lanciato petali di rose rosse sui partecipanti al corteo. «Se fosse stato un terrorista sarebbe stato un problema per tutti», ammette Gabrielli. Che spiega: «Il tema del sorvolo è molto importante e attiene alla sicurezza nazionale. In una società libera e democratica come la nostra gli ultraleggeri possono muoversi liberamente. Una volta alzati in volo le possibilità di intercettarli sono pari a zero. Questi casi si risolvono solo con attività preventiva di intelligence».

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