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VENEZIA/ Il sindaco: non a gay pride nella mia città. Ed è polemica

Non pare fare calcoli preventivi prima di dare giudizi o far pesare il suo credo su una città che deve tornare a crescere e creare lavoro, ma Luigi Brugnaro in due mesi e mezzo dall’elezione a sindaco di Venezia ha scatenato diverse polemiche e gli ultimi interventi hanno aperto un ‘fronte’ con le associazioni omosessuali. «Non c’è alcun pensiero o atteggiamento contro la comunità omosessuale», ha scritto nel pomeriggio in un tweet, ma la giornata è stata segnata, sul piano delle prese di posizione, dal suo no a un gay Pride nella città lagunare. Omofobo? «Si figuri. Ho amici gay», ma quella di un prossimo Gay Pride a Venezia è «una buffonata, il massimo del kitsch». «Vadano a farla a Milano oppure sotto casa sua» ha detto in una intervista a ‘Repubblica’. Nel ‘mirino’ del sindaco è finito anche il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni che chiede di arginare l’invasione dei turisti a San Marco. «Mi sono rotto le scatole dei Soloni, basta con le gente che parla senza conoscere. Come si permette – ha detto – questa signora con i due cognomi, che certo non ha mai lavorato in miniera, di disquisire su dove devono passare o non passare le Grandi Navi? Prima parli con me, con il sindaco di Venezia, e poi dica la sua!». Immediata, sul tema ‘gay Pride’, la replica di Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, che ha lanciato la proposta che il gay Pride 2016 si svolga a Venezia. Anzi, ad aprire il corteo potrebbe essere Elton John, il cantante con casa alla Giudecca già al centro nei giorni scorsi di uno ‘scontro’ in rete con il primo cittadino lagunare. Franco Grillini, presidente di Gaynet, non ha usato mezze parole e ha definito Brugnaro «il ‘ducetto’ lagunare». «Siccome vietare una manifestazione praticamente ci obbliga a farla, se non altro per difendere democrazia e libertà – ha detto l’esponente storico della comunità lgbt e tra i promotori del Pride in laguna del 1997 in epoca di piena collaborazione con l’allora sindaco Cacciari – vedremo nei prossimi giorni che stupidaggini dirà il ducetto Brugnaro. Ritornare a Venezia con il Pride sarà quindi un ritrovarsi in un luogo fondamentale per la storia lgbt». «Se Brugnaro ci dichiara guerra, guerra sia. C’è però da chiedersi se Venezia ha bisogno di inutili conflitti e non di serie politiche di salvaguardia e di rilancio», ha concluso Grillini. «Non è certo il Pride dello scorso anno ad aver messo in imbarazzo Venezia, ma semmai è la volgarità del sindaco Brugnaro a far vergognare la città di fronte a tutto il mondo», hanno detto esponenti di associazioni dell’Arcigay veneto, ricordando la manifestazione che nel 2014 aveva visto sfilare circa tremila persone e indicando che la sede del Pride non la decide il primo cittadino. Con toni diversi, ma non meno accesa, la querelle sul ‘turismo’ con Ilaria Borletti Buitoni. Il sottosegretario si è detta dispiaciuta che Brugnaro «abbia ritenuto non di rispondere nel merito degli argomenti sollevati nei miei interventi ma di ricorrere all’insulto personale». «Avevo denunciato da tempo, soprattutto in previsione di Expo – ha sottolineato la rappresentante del governo -, il problema dei flussi turistici e di una gestione che fosse adatta alla città di Venezia, alla sua fragilità e alla sua dimensione, e che tenesse in considerazione la vita dei residenti. Allora la città non aveva un amministrazione ed era travolta dai problemi: oggi ce l’ha. Peccato che invece di scegliere un confronto costruttivo si sia scelto di non rispondere, e che il Sindaco abbia ritenuto giusto denigrare chi nel mondo ama Venezia e ne ha a cuore la sorte».

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