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Pensioni, penalità fino al 30% per chi esce anticipatamente?

Pensione flessibile, ma senza costi per il bilancio pubblico e dunque con penalizzazioni economiche consistenti sul trattamento degli interessati. A poco più di un mese dal momento in cui il governo dovrà approvare la legge di Stabilità, il dossier previdenza è sul tavolo di Palazzo Chigi e del ministero dell’Economia, anche se sul tema c’è molta prudenza. Non mancano nell’esecutivo le voci favorevoli ad un aggiustamento delle regole attuali, ritenute troppo rigide e dunque quanto meno da attenuare. Per un esito di questo tipo spingono poi i sindacati ed anche, pur se meno rumorosamente, una parte del mondo delle imprese. Qualcuno spera che requisiti un po’ più elastici possano potare vantaggi anche sul piano dell’occupazione giovanile. Ieri è intervenuta nel dibattito Elsa Fornero, che da ministro del governo Monti ha legato il proprio nome alla drastica riforma del 2011. Secondo Fornero quel provvedimento fu adottato in una situazione di emergenza assoluta che oggi è «in parte superata». Per cui potrebbe essere ragionevole «recuperare un po’ di flessibilità».
Flessibilità vuol dire naturalmente permettere ai lavoratori di mettersi a riposo qualche anno prima rispetto agli attuali requisiti per la vecchiaia (66 anni e 3 mesi di età per gli uomini, 63 e 9 mesi per le donne del privato) accettando però un importo di pensione un po’ più basso. In campo ci sono alcune proposte. Una parlamentare elaborata nel 2013 da un altro ex ministro, Cesare Damiano, insieme all’attuale sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, prevede un taglio dell’assegno pari al 2 per cento per ogni anno di anticipo. Una soluzione che recentemente l’Inps ha giudicato troppo costosa per le casse dello Stato.

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