| categoria: attualità

FOCUS/ La Ue avverte Londra, libera circolazione non si tocca

La libera circolazione dei lavoratori è al cuore dell’Europa e del suo mercato unico, e non si tocca. Anche perché le regole già in vigore non permettono il ‘turismo del welfare’. È una precisazione che suona come una bacchettata quella con cui Bruxelles ha avvertito Londra, che nella partita del negoziato tutto in salita per il rimpatrio dei poteri e il referendum ‘dentro o fuori’ l’Ue gioca senza esclusione di colpi. Compresa la minaccia di chiudere le porte alle centinaia di migliaia di cittadini europei, tra cui moltissimi italiani, che sono in Gran Bretagna. «La libera circolazione dei cittadini europei è parte integrante del mercato unico e un elemento centrale del suo successo», ha messo in chiaro una portavoce della Commissione Ue dopo le dichiarazioni del ministro britannico Theresa May, che vuole chiudere le porte a chiunque non abbia un lavoro. Ma già ora con le regole attuali, ha sottolineato Bruxelles, «non è un diritto incondizionato e non consente il ‘turismo dei benefit’». Londra è per di più fuori dall’area Schengen, dove in ogni caso la permanenza a lungo termine in un paese diverso dal proprio è consentita a determinate condizioni, tra cui quella di non costituire un peso per lo stato ospitante. È da tempo, però, che il premier David Cameron insiste sulla mano pesante nei confronti dei lavoratori Ue che risiedono nel Paese, principalmente provenienti dall’Est come Polonia o Baltici, con l’obiettivo di tagliare assistenza sociale e sanitaria. Ora, da parte della May, anche l’attacco agli studenti che vanno a Londra e poi cercano un’opportunità professionale. E questo per cercare di recuperare, in piena crisi migratoria, sui partiti euroscettici come l’Ukip di Nigel Farage, che pochi giorni fa ha dichiarato che «al di fuori della Ue, con forti controlli dei nostri confini, il Regno Unito può fare molto meglio». La linea rossa di Bruxelles, che ha creato una task force ad hoc guidata dal britannico Jonathan Faull per gestire il negoziato con Londra e preparare il referendum che potrebbe tenersi già a metà 2016, restano i Trattati. E questi sanciscono sin da quelli firmati a Roma nel 1957 la libera circolazione per i lavoratori, che per altro, sottolinea la Commissione Ue, consente «alle società di selezionare il personale da un più ampio bacino di talenti». L’unica modalità di intervento sarebbero quindi modifiche alla legislazione applicativa secondaria. «Come lo stesso ministro May ha dichiarato», ha quindi messo in chiaro Bruxelles, «maggiori sforzi per combattere gli abusi non minano né mineranno il principio stesso» di potersi spostare a lavorare all’estero.

Ti potrebbero interessare anche:

Ebola, si teme una "fiammata", caso sospetto di una ragazza italiana
Il Tribunale: "Bimbo autistico per colpa del vaccino". Il ministero pagherà
SINODO/ La "rivolta" dei cardinali, in 13 scrivono al Papa: la comunione ai divorziati non...
Twitter, linea dura: chiusi 125mila profili Isis
Hillary, stop alla campagna elettorale
Quella cena tra Lanzalone,Parnasi e Giorgetti



wordpress stat