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Allarme rosso, chiude la Ginecologia del San Camillo?Un regalo ai privati

La chiusura della Ginecologia dell’ospedale San Camillo di Roma sarebbe un regalo a privati e significherebbe meno garanzie per i diritti delle donne nel Lazio. Lo sostiene Enrico Gregorini, segretario generale della Fp Cgil Roma Centro Ovest Litoranea, commentando le voci «sempre più insistenti» di una possibile chiusura del Reparto di chirurgia ginecologica dell’Area materno-infantile del nosocomio capitolino, «che si occupa anche di patologie oncologiche, è Hub regionale con più di 1.500 interventi nel 2014 e con una lista operatoria che prevede attese di mesi». Dopo la chiusura del reparto per il periodo estivo, trapelano notizie – dice il sindacalista – «sulla possibile mancata riapertura per la carenza di ginecologi ed ostetriche (meno 40%). Nell’Area materno-infantile si effettuano circa 3.500 parti all’anno, 10.000 sono gli accessi al Pronto soccorso ginecologico ostetrico (di cui il 40% necessita di ricovero), più di 8.500 le prestazioni ambulatoriali».
L’ospedale è punto di riferimento regionale anche per le interruzioni di gravidanza, «con una mole di prestazioni tale da conferire al San Camillo il primato regionale per le prestazioni di alta sensibilità sociale». «Da mesi – ricorda Gregorini – denunciamo l’indifferenza della Regione Lazio sul grave declino dell’ospedale San Camillo. Indifferenza confermata dalle deroghe per le assunzioni disposte dal presidente Zingaretti: poche al San Camillo e distribuite senza considerare le priorità e la necessità di garantire adeguata assistenza ospedaliera proprio sulle aree in cui l’ospedale è un punto di riferimento regionale». «Il progressivo ridimensionamento del primo ospedale pubblico del Lazio, come già avvenuto con il San Filippo Neri e il Sant’Eugenio, appare irragionevole», prosegue il sindacalista. «Siamo di fronte a un indebolimento di un pezzo di servizio sanitario pubblico delicato – aggiunge – e che soprattutto ha il ruolo di presidiare i diritti delle donne garantiti dalle norme vigenti. In assenza di risposte, e di fronte a scelte così avventate, i più maliziosi potrebbero pensare che si stia perseguendo l’indebolimento del sistema pubblico a vantaggio dell’ospedalità privata. La Regione faccia chiarezza e intervenga per invertire la rotta: la sanità del Lazio va rilanciata e per farlo servono risorse e personale».

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