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I neo-prof: quando arrivano via email le sedi assegnate

Scatta l’ora X e migliaia di precari della scuola vengono assunti a centinaia di chilometri da casa. Poco dopo mezzanotte, il sito del ministero dell’Istruzione diventa una bolgia. Migliaia di precari tentano di entrare nel sistema per vedere in quale provincia sono andati a finire, ma spesso il sistema si inceppa. Con le mani tremanti, raccontano, hanno aperto la mail della famigerata fase B: quella che, per coprire 16mila posti rimasti vacanti dalle prime due fasi del Piano straordinario di assunzioni previsto dalla Buona scuola, può collocare i precari che hanno fatto domanda – quasi 72mila – in una qualsiasi provincia italiana. Dove c’è un posto da coprire, in altre parole. Alcuni, con situazioni familiari particolari, hanno chiesto aiuto ai colleghi per affrontare quello che chiamano il Capodanno della scuola.

Alle ore 00:01 in punto il cervellone ministeriale ha inviato alle caselle di posta elettronica dei precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e degli idonei dell’ultimo concorso a posti un avviso. Ma per scoprire la sede “sorteggiata” dal cervellone ministeriale per l’immissione in ruolo, in base alle scelte operate nella domanda online, è stato necessario collegarsi al sito istanzeonline e scaricare il Pdf con la proposta. “Un gruppo di colleghe – spiega Leonardo, di Palermo – mi ha chiesto di andare a prendere una pizza tutti insieme questa sera e di aspettare l’ora fatidica in compagnia: non se la sentivano di affrontare questo momento da sole a casa”.

La molisana Caterina Di Vico, docente di sostegno alla primaria, non crede ai suoi occhi. “A 55 anni mi mandano in provincia di Modena. Come faccio a lasciare solo mio marito che ha 60 anni. Mi viene da piangere. Non riuscirò mai ad essere trasferita prima della pensione. E non ho neppure nulla da festeggiare: sono a 574 chilometri da Campobasso. E abbiamo scoperto che è una tragedia anche raggiungere il posto perché le ferrovie hanno soppresso alcune fermate”. Bianca Savarese, di Vico Equense in provincia di Napoli, racconta che con cinque abilitazioni un bambino piccolo e un mutuo da pagare viene spedita a Roma ad occuparsi del sostegno alla scuola media. “Sono arrabbiata soprattutto per le modalità”, è la prima cosa che dice.

Evelina Tarallo di Palermo, con tre figli a carico, è frastornata perché la sua destinazione è in provincia di Milano. “Non so se si tratti di una cosa tremenda o buona. Sono incredula” riesce a dire a caldo. Il collega Giuseppe Muliedda, palermitano anche lui, racconta di una emozione fortissima accentuata dal sistema che non si apre. “Mi tremavano le gambe. Poi sono riuscito ad entrare e vedo che mi mandano a Roma. Dopo 17 anni di precariato, questo giorno me lo immaginavo diversamente. Domani dovrò dire a mio figlio che il prossimo anno dovrò partire”. Stato d’animo simile per Massimiliano Miceli, che da Palermo dovrà andare a Belluno. “Mi hanno nominato sul sostegno alla media, dove non ho mai fatto un giorno di supplenza. E’ allucinante”.

Ma tutti e tre otterranno la supplenza in provincia di Palermo e quest’anno non partiranno: dovranno prendere servizio nella provincia di destinazione il primo luglio 2016. E avranno dieci mesi di tempo per organizzarsi, sperando che nel frattempo cambi qualcosa. Tirano un sospiro di sollievo Teresa Cecere, di Fasano in provincia di Bari, che concorreva per un posto alla primaria. E ora spera di rientrare nella fase C che metterà in palio altri 55mila posti. Stesso discorso per Massimiliano Rolff di Genova, Stefania Carrapa, leccese di origine ma residente a Milano, e Adriana Gazzelli che ha atteso la nomina a Prato. E in parecchi si ritrovano a festeggiare lo scampato pericolo, piuttosto che l’assunzione attesa da anni.

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