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VENEZIACINEMA/ Depp, mi trasformo in gangster così non mi annoio

Delirio Johnny Depp. In migliaia lo hanno atteso, dormendo in sacco a pelo, riparandosi dal caldo con gli ombrellini, assiepati davanti al red carpet, pigiati in conferenza stampa per vederlo e magari avere un autografo. Hai voglia a puntare sui film di ricerca: il pienone alla Mostra del cinema di Venezia lo fa lui con un film mainstream. Difatti, Fuori Concorso, Black Mass è un gangster movie classico e ben interpretato su uno dei criminali più famosi dell’America degli anni ’70 e ’80: Jimmy – Whitey – Bulger, assicurato infine alla giustizia con due ergastoli dopo aver dominato la scena del crimine di Boston in rivalità con Cosa Nostra. Un red carpet ululante di adolescenti venuti apposta. «Ma non chiamateli fan – dice Depp in una bella giornata ‘sì’ – sono persone, così gentili da aspettarmi anche solo per dire ciao, darmi il benvenuto a Venezia e sostegno al film. Sono i miei capi, i nostri capi, quelli che vogliono andare in sala e mettono il loro cuore nel cinema magari per fuggire dal quotidiano. È commovente vederli e li ringrazio». Stasera erano diventati perlomeno duemila e lui ha firmato tutti gli autografi possibili, incurante dei richiami dei publicist ad entrare in sala Grande. Resterà ancora a Venezia nei prossimi giorni, ma il bis del red carpet a quanto pare non lo concederà: la bionda bellissima moglie Amber Heard, con lui stasera, domani ripercorrerà il tappeto rosso, attrice nel cast di The Danish Girl. Smoking (spiegazzato) nero, ciuffo lungo, tatuaggi, abbondanza di anelli punk (più uno inedito a coprire l’unghia, nuovo trend?), denti finti d’oro, orecchini a cerchio, barba appena accennata, un Depp in ottima forma, gipsy style come d’abitudine, ha tenuto banco. Per interpretare il film di Scott Cooper, in sala dall’8 ottobre da Warner Bros, si è trasformato ancora: stempiato, capelli tinti di biondo (Whitey è irlandese), volto scavato. Quando ‘J’, un vero ex della banda di Bulger, ormai pensionato, è andato sul set, chiamato a fare il consulente, «ha scosso la testa quando lo ha visto – racconta il regista – ho pensato al peggio invece mi ha detto ‘sono stato al fianco di Bulger una vita, è impressionante quanto gli somigli’». Depp incassa il complimento e spiega: «È il mio lavoro: penso che bisogna sorprendere ogni volta, dare qualcosa di diverso, inatteso. Bisogna evitare che il pubblico si annoi. È una strada pericolosa, ma per me è importante mettermi alla prova ogni volta. Spero che questo faccia comprendere come si possa sbagliare film e fare la figura del cretino». Riferimento non casuale: Depp spesso ha fatto flop anche con film molto attesi (il famoso The Lone Ranger). Ma insiste e stavolta si propone sociopatico in Black Mass, affiancato da un cast che comprende l’australiano Joel Edgerton (bravissimo) nel ruolo dell’agente dell’Fbi, amico d’infanzia del criminale, artefice di un patto scellerato d’alleanza per il quale alla fine finirà in galera; Dakota Johnson (la moglie di Burger), Kevin Bacon (capo Fbi), Benedict Cumberbatch (il fratello del boss, incredibilmente un senatore). Cosa ha fatto per essere così credibile? «Ho trovato il malvagio che era in me molto tempo fa, siamo vecchi amici ormai», scherza, poi più seriamente spiega: «Bulger è un criminale a più facce, affettuoso con la famiglia, con le persone del suo quartiere, aiutava le vecchiette a portare la spesa e ad attraversare la strada e poi però era violento perché quello era il linguaggio dei suoi affari. Nessuno si guarda la mattina allo specchio per dire ‘oggi farò il cattivo’». Il regista Scott Cooper gli fa un bel complimento quando dice che «Johnny è un attore che corre dei rischi che altre star non corrono. È un artista, un tesoro nazionale». Depp ha provato anche ad incontrare Bulger, che è in prigione e ha 86 anni, ma lui ha rifiutato, non deve aver gradito il film come il libro omonimo scritto da Dick Lehr e Gerald ÒNeill. «Interpretare personaggi reali e in questo caso viventi richiede responsabilità in più anche se sono stati malvagi. Immaginarlo come era in azione, avendo a disposizione pochi filmati e qualche registrazione dell’Fbi, è stato complicato. Mi piaceva – racconta con generosità – far vedere quanto poteva essere amorevole, uomo di famiglia, uomo irlandese devoto alla mamma e al fratello e dieci minuti dopo ammazzare qualcuno. C’è qualcosa di poetico in questo personaggio non a caso quasi venerato da generazioni di migranti irlandesi di Boston. Fisicamente è stata un’impresa, lui era chiaro e con gli occhi blu ‘perforanti’, io scuro e con gli occhi del colore dell’asso di spade». Depp insomma ci ri-prova a lasciare il segno. E pensare che lui più che l’attore voleva fare il musicista «e non essere un ragazzino per i poster, ma è successo così 100 anni fa, intrappolato dal successo di una serie tv. I miei eroi si chiamavano Marlon Brando e John Barrymore, avrei voluto essere come loro».

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