| categoria: politica

FOCUS/ Non solo articolo 2, tutti i nodi aperti sulle riforme

– Non è solo la modalità dell’elezione dei senatori a costituire il nodo da sciogliere per trovare un accordo politico sulle riforme: gli altri punti di cui si discute, e su cui le parti sono però più vicine, sono le funzioni del futuro Senato, quelle delle Regioni (articolo 117 della Costituzione), l’elezione del Presidente della Repubblica e quella dei Giudici costituzionali. FUNZIONI DEL SENATO: Il futuro Senato delle Regioni mantiene le funzioni legislative assieme alla Camera in alcune materie: in prima lettura l’Assemblea di Palazzo Madama le aveva ampliate, includendo i temi etici (articoli 29 e 32 della Costituzione). La Camera ha eliminato queste materie, limando anche le funzioni del Senato nei rapporti con l’Ue (sia fase discendente che ascendente), e i poteri di controllo sulle politiche pubbliche. Tutti i gruppi di Palazzo Madama chiedono ora di ripristinare tali funzioni, e il governo ha affermato di non avere obiezioni. ELEZIONE SENATORI: «Il Senato della Repubblica – stabilisce l’articolo 2 del ddl approvato già da Senato e Camera – è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica». Inoltre l’articolo 2 stabilisce che i Consigli regionali «eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori». La minoranza del Pd, ma anche M5s, Lega, Sel, Fi e i Conservatori chiedono una elezione diretta in concomitanza con quella dei Consigli regionali. Il governo non vuole toccare l’articolo 2, per non riaprire altri temi (come il numero dei senatori) e ha proposto come mediazione l’inserimento in un altro articolo il principio che gli elettori partecipino alla selezione dei Consiglieri-senatori con modalità che saranno definite nella legge elettorale delle Regioni. Oggi i bersaniani hanno insistito nel chiedere la modifica dell’articolo 2. FUNZIONI DELLE REGIONI: La riforma modifica anche il Titolo V, togliendo alle Regioni alcune funzioni oggi di competenza concorrente con lo Stato. La Lega, ma anche il gruppo delle autonomie e molti senatori di vari gruppi, chiedono un riequilibrio dei poteri in favore delle Regioni. ELEZIONE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: La riforma, così come licenziata in prima lettura dal Senato, stabiliva che per eleggere il Capo dello Stato occorrono i due terzi dei voti, dal quarto scrutinio i tre quinti e dopo l’ottavo scrutinio è la maggioranza assoluta degli aventi diritto. Alla Camera invece si è fissato nei tre quinti dei votanti il quorum minimo per la scelta del Presidente, cosa che mette nelle mani delle opposizioni la possibilità di bloccare l’elezione. Si è tutti d’accordo a trovare una «norma di chiusura»: una ipotizzata è un ballottaggio tra i due candidati più votati. ELEZIONE CORTE COSTITUZIONALE: In prima lettura l’aula di Palazzo Madama aveva deciso che i cinque giudici della Corte di nomina parlamentare, fossero eletti «tre dalla Camera dei deputati e due dal Senato». Alla Camera si è tornati all’attuale meccanismo, ossia alla nomina dei giudici da parte del Parlamento in seduta congiunta. Tuttavia in questo modo i senatori avrebbero poco peso, perché con la riforma scendono a 100. C’è ampia condivisione nei gruppi a tornare alla formula del «tre più due». .

Ti potrebbero interessare anche:

Intercettazioni Asl di Benevento, la De Girolamo secca: non mi dimetto
MOLISE/ Spese pazze in Consiglio, seimila euro per acqua-orzo-caffè
Grillo, io volevo parlare con Renzi ma è diventato cinico
Paura per Pannella, digiuno sospeso: potrei avere un tumore
M5S/ Di Maio rilancia il dialogo sulla legge elettorale
Salvini: 'Verificheremo scorte'. Saviano: 'E' ministro malavita'



wordpress stat