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VENEZIACINEMA/ Gli ‘ultimi’ di Celestini, tra spose e morti in questura

“‘Viva la sposa’ non è un film contro le forze dell’ordine. Se avessi voluto fare un film contro la polizia avrei usato un altro punto di vista, probabilmente proprio quello dei poliziotti”. Così Ascanio Celestini, eclettico autore teatrale e cinematografico e narratore di storie ‘difficili’, risponde al sindacato di polizia Cosip durante la presentazione del suo nuovo film ‘Viva la sposa’ alle Giornate degli autori della Mostra di Venezia.

Il Cosip aveva infatti attaccato il film per il suo finale, che racconta una vicenda piuttosto simile a quella di Giuseppe Uva, il falegname di 43 anni che nel 2008 morì dopo aver passato una notte in questura. Il Cosip sostiene che Celestini parla di situazioni che non conosce: “Quanto ne sappiamo per davvero delle persone uccise dalla polizia? – continua Celestini – È una questione di fatalismo, non si riesce a trovare una soluzione. La denuncia delle violenze della polizia non è il centro del film. ‘Viva la sposa’ racconta tante storie, e anche quando approfondisce vicende opache facendo riferimento a casi di cronaca come quello di Giuseppe Uva, lo fa partendo da una prospettiva precisa”.

“Quando si parla di queste vicende in genere si fa riferimento solo alla morte delle vittime – spiega il regista – A me però piace raccontare queste persone quando erano vive: intervistando i parenti scopri che la loro vita era così normale, senti cose come ‘era un giocherellone’ o ‘amava fare scherzi’. Potrebbero essere i nostri padri, i nostri fratelli, i nostri figli. Questo significa che la loro fine può capitare a chiunque. ‘Viva la sposa’ però non è un film di denuncia. La denuncia in questi casi dovrebbe spettare agli stessi organi della polizia, forse sono loro che non ne discutono abbastanza”.

Celestini vuole piuttosto raccontare la difficoltà delle persone a parlare di queste vicende: “Ricordo un particolare che mi colpì molto nella storia di Davide Bifolco: la signora che doveva avvisare la mamma di Davide che suo figlio, 16 anni, era stato ucciso da un colpo di pistola sparato da un carabiniere, non riusciva a pronunciare la parola ‘morte’, ma le disse solamente: “Tuo figlio è stato fermato a un posto di blocco”.

Il regista ha poi parlato del film in modo approfondito: “‘In Viva la sposa’ volevo raccontare dei personaggi che vivessero delle storie in bilico, sospesi, con un colore mai ben definito (e questo traspare anche dalla fotografia), che non fossero alla ricerca di niente, che non fossero buoni o cattivi – sottolinea il regista – Però, ecco, in realtà una storia ce l’hanno, ognuno di loro pensa di non avere un destino, ma alla fine è proprio quello a cui va incontro”.

“L’alcolista del film è così, un emblema di questo tipo di personaggio – racconta Celestini – Quotidianamente smette di bere, e poi ricomincia. Ho conosciuto un alcolista che non ha bevuto per dieci anni, ma non ha mai smesso di pensare al bere. Tutti bevono, quando si alza il rumore di fondo bisogna aumentare il livello di stordimento, che è ciò che a me interessava raccontare. Quello stordimento che ci sorvola e ci allontana dal rumore di fondo. È qualcosa che appartiene a tutti”.

Celestini parteciperà alla ‘Marcia dei piedi scalzi’ per ricordare i migranti morti: “Sono tragedie che fanno più impressione dei terremoti – afferma il regista – perché sono morti che non abbiamo conosciuto, non sappiamo chi sono. In Europa c’è questa operazione terrificante che consiste nel raccontare i migranti solo da morti”

“Se li raccontassimo mentre sono vivi – conclude Celestini – capiremmo che la frase ‘aiutiamoli a casa loro’ è un’assurdità. Questa gente scapperà lo stesso dal proprio paese, come una persona che fugge da una casa in fiamme: che ci sia o meno il materasso dei pompieri, quella persona si lancerà lo stesso”.

Alba Rohrwacher, che recita nel film, dice invece: “È molto bello lavorare con Ascanio Celestini. Recitare con lui è come guardare con dolcezza dall’esterno il tuo personaggio, mentre lo stai vivendo da dentro

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