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Casamonica a Porta a Porta, la polemica non finisce. Vespa: lasciatemi fare il mio mestiere

E’ polemica sulla partecipazione di due esponenti della famiglia Casamonica alla puntata di martedì di Porta a Porta. Marino definisce l’episodio «senza scusanti», il vicesindaco della capitale Causi chiede le scuse della Rai, protesta il Pd romano che parla di «spettacolo sconcertante» e intergono anche vari membri del Cda Rai. Bruno Vespa risponde con una puntata in cui a sedere sulle famose poltrone bianche è stato l’assessore alla legalità del comune di Roma Alfonso Sabella. E alle critiche il conduttore ha replicato chiedendo di lasciargli fare il proprio mestiere. A difesa del giornalista è sceso in campo anche il direttore di Rai1 Leone che giudica quello svolto da Vespa un lavoro «completo e trasparente».Durissimo il commento di Marino: «La partecipazione a una delle trasmissioni di punta del servizio pubblico Rai della famiglia Casamonica è grave. Oltre che paradossale. Credo che tutto ciò non sia accettabile in un servizio pubblico». «Ieri sera, infatti, più di un milione di spettatori ha assistito sostanzialmente a un replay dei funerali spettacolari e mafiosi già finiti sui giornali – continua il primo cittadino -. Se l’indecorosa messa in scena a piazza Don Bosco aveva trovato i responsabili dell’ordine pubblico impreparati e sorpresi, per un difetto di informazione, questa volta la ‘rappresentazione’ è stata studiata a tavolino. E dunque è senza scusanti».

«Credo che tutto ciò non sia accettabile in un servizio pubblico – sottolinea -, specie in considerazione della gravità del rischio mafioso che pesa sulla città e delle minacce che subiscono quanti a Roma sono impegnati in prima persona contro le mafie». Il sindaco annuncia di aver chiamato il presidente della commissione di vigilanza Rai, Roberto Fico: «Gli ho rappresentato le mie preoccupazioni sul fatto che il servizio pubblico possa ospitare trasmissioni di questo tipo. Mi ha rassicurato sulla sua intenzione di procedere con atti della commissione di vigilanza per chiarire cosa sia accaduto e chi fosse a conoscenza dei contenuti di questa trasmissione
«Mi auguro che qualcuno alla Rai abbia il buongusto di chiedere scusa alla città di Roma, ai romani e a tutti i cittadini», dice il vice di Marino, Marco Causi.

«Approfondimenti. Si chiamano così – scrive Guelfi, attaccando duramente il talk di Bruno Vespa -. Ripassano sul caso e lo espongono. Era così con i plastici, con i corpi, con le violenze sui corpi. D’altra parte Porta a Porta è normalmente in seconda serata. Le fasce protette dormono e le fasce morbose fanno l’indice d’ascolto. Ieri rientrando a casa saranno state le 11 e mezzo accendo la TV e infatti c’è l’approfondimento sul caso. Meno male il morto era già morto e seppellito compresi i petali che cadevano dal cielo. In studio la figlia che sosteneva: “embe noi facciamo sempre così, maronna mia quanto la fate lunga”, e nemmeno di nascosto, esibendo pendagli, rideva, Vespa si fregava le mani. Ieri ho passato la giornata in Rai a Roma, ci sono così tante cose da fare». «Ecco, mettiamola così: per me il servizio pubblico è un’altra cosa», scrive su Twitter anche Rita Borioni, componente del Cda Rai.

«Offrire nuovamente un palcoscenico alla famiglia Casamonica nella Rai del servizio pubblico ad un mese dai funerali di Vittorio Casamonica è stato un errore grave che non assolve al diritto di cronaca ma aggiunge un nuovo capitolo alla facile spettacolarizzazione dell’informazione», si legge in una nota del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Lazio che, «nel deplorare quanto avvenuto ieri sera nella puntata di Porta a porta comunica che i colleghi protagonisti della vicenda saranno deferiti al Consiglio territoriale di disciplina per le valutazioni del caso».

Fuori dal coro il consigliere Carlo Freccero: «Non spetta al cda decidere se la decisione di Vespa sia opportuna o meno. È cura del conduttore redigere il programma, poi si valuta, ma niente censure preventive per favore. Certo, è un po’ surreale che dopo Renzi siano stati ospitati i Casamonica, ma è il talk postmoderno che crea queste assonanze».

«L’Ufficio di presidenza della Commissione parlamentare Antimafia è sovrano, ma domani proporrò di accogliere la richiesta del capogruppo del Pd di audire i vertici della Rai e dell’ordine dei giornalisti sulla partecipazione a Porta a Porta dei Casamonica. Una scelta inaudita che non ha giustificazioni e mortifica il ruolo della Rai. Il servizio pubblico deve informare, far conoscere e capire la realtà e non mistificarla», tuona la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi. «Siamo tutti impegnati in una difficile battaglia, in primo luogo culturale contro i tentativi di minimizzare e rimuovere la presenza capillare delle mafie in tante realtà del paese. Non si può accettare che la Rai offra un palcoscenico uno dei clan criminali della capitale», conclude la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi.

Il commissario del Pd capitolino Matteo Orfini sui Twitter, dove il caso è tra i più dibattuti tra gli utenti, ha scritto: «Porta a Porta e Rai1 riflettano: offrire un palcoscenico ai Casamonica è stato un errore grave che nulla c’entra con il servizio pubblico». Il deputato dem e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi definisce lo show «incompatibile con il servizio pubblico».

«Lasciateci fare il nostro mestiere. Quando Biagi ha intervistato Sindona nessuno ha contestato, c’erano forse le vittime?», è la replica che ha dato Vespa in apertura della nuova puntata di Porta a Porta con Sabella ospite. Sabella ha chiesto al conduttore come mai non avesse invitato le vittime. Vespa: «L’informazione va data completa – ha aggiunto – la famiglia Casamonica è molto complessa e con un alto tasso di criminalità, ma la persona di cui si sono celebrati i funerali non è stato né mafioso, né spacciatore. Dovevamo contestare ai Casamonica quello che Polizia e Carabinieri e opinione pubblica gli ha contestato?». E ancora: «Credo anche io che a Roma debba essere restituita la dignità ma credo anche che questa città la dignità non l’ha persa a causa di Porta a Porta», ha aggiunto. «Lavoro nel servizio pubblico da quando sono nato e penso che il servizio pubblico debba trattare tutto, dipende da come lo si fa. I problemi non si risolvono spegnendo le telecamere ma acchiappando i criminali».

Leone difende Vespa: Porta a porta ha affrontato la vicenda Casamonica «con trasparenza e completezza d’informazione, senza fare sconti di alcun genere e con l’interesse di fornire ai telespettatori il più ampio quadro possibile di notizie», dice il direttore di Rai1. «Porta a Porta ha trattato un argomento controverso con trasparenza e completezza d’informazione, senza fare sconti di alcun genere e con l’interesse di fornire ai telespettatori il più ampio quadro possibile di notizie». «Allo stesso tempo le reazioni diffuse dei cittadini ci hanno fatto riflettere su quanto sia cruciale il ruolo del servizio pubblico nel trattare tematiche delicate come quella dei Casamonica. Nella puntata di questa sera sarà intervistato l’Assessore alla Legalità del Comune di Roma Alfonso Sabella».

Durante la trasmissione la figlia di Vittorio Casamonica, Vera, ha paragonato il padre a papa Francesco. «Lo chiamavamo papa perché era troppo buono, come papa Francesco», ha detto. E sulla foto affissa sul muro della basilica Don Bosco in cui il padre veniva raffigurato vestito di bianco con una croce al collo, Vera Casamonica si è difesa: «Non era vestito come il papa – dice -, aveva i pantaloni blu anche se non si vedono. Forse siete voi ad aver interpretato male quell’immagine». «Io quel funerale lo rifarei tale e quale, anche con l’elicottero ed i petali di rosa. E poi quale colpa abbiamo noi se il pilota ha sorvolato il centro di Roma dove non si poteva? Era lui che doveva dirci che era vietato…». E sulla musica del Padrino, ribatte: «A mio padre piaceva quel film e quella canzone e noi abbiamo solo realizzato il suo desiderio».

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