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I migranti bloccano la strada, sale la tensione a Macerata

Un blocco stradale di un’ora in pieno centro, con un solo poliziotto e un carabiniere a gestire la situazione e a Macerata la convivenza di mesi fra un gruppo di giovani migranti africani richiedenti asilo e i residenti rischia il punto di rottura: i manifestanti gridano che sono «stanchi di aspettare i documenti», gli automobilisti imbottigliati fra corso Cavour e piazza Garibaldi protestano a loro volta, e nonostante l’arrivo di più forze di polizia il cordone non si scioglie: spintoni, tentativi infruttuosi di sfondamento di Cc e Polizia, insulti. Fino a quando il sindaco Pd Romano Carancini non convince una delegazione di migranti a raggiungere la Prefettura per una trattativa meno infuocata. Il problema però è a monte. Nasce dalla stessa normativa nazionale che regola le richieste di asilo e protezione internazionale: molti dei migranti di oggi, giovani uomini fuggiti dal Ghana, della Somalia, dal Senegal, sono usciti dai progetti Sprar, il Sistema di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo, o si sono visti respingere la richiesta di protezione da parte della Commissione territoriale, che ha sede ad Ancona; o hanno fatto ricorso e aspettano l’esito dell’appello. Un «limbo», in cui perdono il sostegno dei centri e delle associazioni che li ospitano, non trovano un’occupazione perchè i potenziali datori di lavoro non sono sicuri del loro status, e cominciano ad aver paura di essere espulsi. Il Gruppo Umana Solidarietà, la Onlus che insieme alla Caritas a Macerata gestisce il maggior numero di migranti, è ovviamente tenuto a «rispettare le regole» e la vice presidente Franca Maria Angeli, che ha partecipato all’incontro in Prefettura, ricorda che il Gus offre tutela legale gratuita ai migranti ma, obietta, «entrare in un progetto non significa avere la garanzia del riconoscimento di richiedente asilo». «Ad Ancona bocciano l’80% delle richieste» si lamenta uno dei manifestanti, ma il prefetto dorico Antonio Cannizzaro, che proprio oggi, nelle stesse ore, ha firmato due protocolli con i Comuni di Fabriano e Arcevia per l’impiego in attività di volontariato dei profughi, replica che da gennaio a oggi la Commissione (competente su tutte le Marche e l’Abruzzo) «ha definito 1.500 pratiche, lavorando anche il sabato e a luglio e agosto», con una media di 12 decisioni al giorno, che salirà a 40 appena, a brevissimo, l’organismo verrà raddoppiato. Attualmente nelle Marche i migranti ospiti di strutture pubbliche o delle Diocesi sono 2.736, altri 544 arriveranno con le nuove richieste del Viminale. Macerata ne accoglie 710, il 25%, seconda solo alla provincia di Ancona (819, il 30%), e in generale nella regione lo sforzo di contemperare «le esigenze di sicurezza delle comunità locali con il dramma dei flussi migratori» è «massimo». A Macerata però oggi si è sfiorata un’incrinatura vera: molti maceratesi si sono lamentati – «devo andare a lavorare» gridava un medico in auto, «non ne possiamo più di questi qui…» il leit-motiv di alcuni anziani – e c’è voluto tutto l’impegno del sindaco e del prefetto del posto Roberta Preziotti per riportare la situazione sotto controllo. Ai migranti è stato assicurato che si cercherà di assisterli anche in futuro, ma è stato anche detto loro che proteste come quella di stamani vanno evitate. Forza Nuova intanto chiede le dimissioni in blocco di prefetto, questore e sindaco, mentre il coordinatore della Lega Nord Marche Luca Rodolfo Paolini scrive: «gente come questi sedicenti profughi va cacciata senza se e senza ma», ma con un «governo imbelle, non succederà nulla».

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