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Marino attacca ancora Vespa: guardare Porta a Porta é peccato. Il programma é da rottamare

Ignazio Marino attacca ancora Porta a Porta. Guardare la trasmissione, dice il sindaco di Roma,  é peccato. Il programma andrebbe rottamato, é l’auspicio. «Non lo guardo da quando mi occupavo di una legge sulle cure del fine vita e Bruno Vespa mi invitò: proiettò immagini di malati non in stato vegetativo ma presentandoli come tali, facendo passare il messaggio che dallo stato vegetativo permanente sia possibile riprendersi. Questa non è informazione: da cattolico, penso che a guardare ‘Porta a Portà si faccia peccato e bisogna confessarsi», afferma Marino alla Stampa. E sulla puntata dedicata ai Casamonica aggiunge: «Mi sento offeso come sindaco della capitale e come cittadino che paga il canone. Tutto dobbiamo fare meno che spettacolarizzare la mafia, che in questa città esiste come io denunciai in un’intervista appena 32 giorni dopo l’elezione». «Quello show – osserva ancora Marino – è stato visto come la prova di forza di una famiglia mafiosa. Oltre al danno, pure la beffa. Spero che qualcuno in Rai ne risponda». Alla domanda se Vespa sia da rottamare, Marino replica: «Io vengo dal mondo anglosassone, dove quando qualcuno mantiene un ruolo per più di dieci anni si pensa sempre ci sia qualcosa che non va. Penso che ci siano tanti giovani giornalisti che sarebbero perfettamente in grado di sostituirlo». Marino spiega quindi di non sentirsi commissariato: «Assolutamente no. Anzi: il fatto che oggi ci sia da parte dello Stato e della prefettura consapevolezza di quello che io da primo cittadino denunciai poco dopo l’insediamento mi dà grande forza». Di Gabrielli, il primo cittadino della Capitale dice «è un gentiluomo, un professionista straordinario: non c’è mai stata una decisione che non abbiamo condiviso» mentre sul premier Renzi aggiunge: «Ho rispetto del presidente del Consiglio e sono sicuro che fa il tifo perchè Roma esca nel modo migliore dalla sfida del Giubileo» su cui, sottolinea, «è stata fatta una scelta diversa dal passato: usare i soldi di Roma. D’altra parte, non è più l’epoca in cui si può spendere, come fece Rutelli, 1700 milioni di euro».

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