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Unioni civili, la trincea di Ap rallenta l’iter. E c’è il nodo dei tempi

Sei emendamenti votati – e respinti – in tre ore e mezzo: complice la trincea centrista, è ancora ‘andamento lento’ al Senato per le unioni civili. In commissione Giustizia si registrano ben pochi passi avanti nel muro contro muro venutosi a creare tra Pd e Ap, con il risultato che, tra i (pochi) emendamenti affrontati e i circa 30 preclusi ne restano oltre 1200 sul tavolo. E cresce, nell’ala più laica del Pd, il timore che, a causa anche dell’incrocio con le riforme, il ddl Cirinna’ non faccia in tempo ad approdare in Aula entro la metà di ottobre, ovvero prima della sessione di bilancio. Con il rischio di uno slittamento a gennaio. In mattinata è il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi a mostrare realismo sui tempi. «Dipende da quanto ci mettiamo a completare l’esame delle riforme costituzionali e, ovviamente, da quanto faranno ostruzionismo le opposizioni», spiega il ministro che, con la ripresa dei lavori in commissione, non viene smentita: Ap e FI, con in prima fila Maurizio Sacconi, pongono subito in commissione il tema del cambio sesso, portando allo scoppio di un nuovo ‘caso’. Sacconi propone una riformulazione ad un emendamento FI nel quale si respinge la sentenza della Cassazione secondo cui non è obbligatorio l’intervento chirurgico per ottenere il cambio di sesso all’anagrafe e, allo stesso tempo, si chiede che il sesso sia definito «dalla vigente regolazione e non dall’iscrizione all’anagrafe», ovvero che il sesso «è, o quello in natura, o quello che un provvedimento giudiziario accerta essersi modificato dopo un intervento chirurgico». La proposta, con i voti di Pd, M5S e Ala, viene respinta ed è subito polemica, con i 5S che parlano di «delirio» del senatore Ap e Sacconi che protesta: «il Parlamento è ormai diviso sull’antropologia, il ddl Cirina’ è ideologico». E se il Dem Sergio Lo Giudice esprime soddisfazione per il ‘no’ alla proposta Sacconi, l’azzurro Lucio Malan sbotta: «per il Pd essere maschio o femmina è solo un’opinione». Lo scontro nasconde le tensioni persistenti in maggioranza su alcuni dei punti chiave, elencati anche oggi dal leader Ncd Angelino Alfano: «Diciamo no all’equiparazione del matrimonio, all’adozione dei figli, all’utero in affitto». Il Dem Giuseppe Lumia, bolla come «grave errore» l’ostruzionismo assicurando che i Dem vogliono rispettare l’indicazione di Matteo Renzi sui tempi stretti per l’ok ma restando cauto sull’approdo in Aula del ddl senza mandato al relatore: «è giusto che la commissione svolga la sua funzione, poi ci sarà un giorno in cui si tireranno le somme». E mentre nel Pd c’è chi non nasconde di essere favorevole all’inversione cronologica tra riforme e unioni civili il M5S avverte: «basta con i giochi politici, si fissi una data certa e si proceda con tutte le sedute necessarie». Sul finire dei lavori, tuttavia, uno spiraglio di dialogo tra Pd e Ap si apre in commissione, ed è quando i Dem optano per accantonare, e non respingere, un emendamento all’art.1 del forzista Giacomo Caliendo che elimina il vincolo della presenza dei due testimoni dinanzi all’ufficiale di stato civile. La proposta, se accettata, allontanerebbe ulteriormente le unioni civili dal matrimonio. Chissà se, per la seduta di martedì prossimo, basterà ad ammorbidire l’ostruzionismo.

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