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Orban rastrella migranti. Vienna evoca il nazismo

La polizia ungherese ‘rastrella’ i migranti lungo il confine con la Serbia, sui binari della ferrovia ‘porta di accesso’ nel Paese per migliaia e migliaia di profughi, Budapest inizia a costruire l’ennesima muraglia anti-migranti in un varco ferroviario. Ma è costretta a incassare le bordate di Vienna, che evoca il nazismo per condannare le deportazioni sui treni dei migranti. Ed è subito scontro diplomatico: il ministro degli esteri ungherese convoca l’ambasciatore austriaco per protestare contro le parole del cancelliere austriaco che definisce «totalmente indegne di qualsiasi leader europeo del 21esimo secolo». La ‘caccia’ ai profughi in tutti i villaggi lungo il confine si è intensificata: i migranti senza carta di identificazione che nella notte hanno attraversato campi e strade per arrivare a Szeged e prendere un treno per Budapest vengono fatti salire a bordo di blindati e auto della polizia e portati nei centri di raccolta. Altri sono costretti a marciare a piedi, scortati dagli agenti. Sono arrivati dai binari che partono da Horgos, in Serbia, fino a Rozske in Ungheria. Le ferrovie ungheresi hanno iniziato oggi i lavori per la costruzione della ‘porta’ nell’unico punto in cui il muro di rete metallica e, come annunciato nei giorni scorsi. Dovrebbe essere pronta entro lunedi’. Martedi’ 15 settembre e’ invece prevista l’entrata in vigore delle nuove norme che prevedono l’arresto di chi entrera’ illegalmente nel Paese e condanne fino a tre anni di carcere. Ma il premier Viktor Orban non avrebbe ancora conquistato i voti necessari in Parlamento. Il muro intanto procede spedito, anche grazie all’opera delle decine di detenuti schierati dal governo. Mentre dai campi di identificazione partono i bus carichi di disperati che una volta identificati potranno prendere un treno per uscire dal Paese. Tutte immagini che nella memoria evocano tempi lontani. La pensa così l’Austria: «Mettere i rifugiati sui treni suscita ricordi del periodo più buio del nostro continente», ha tuonato il cancelliere austriaco Werner Faymann, alludendo anche alle deportazioni di memoria nazista. E ancora: Budapest «si comporta irresponsabilmente» quando afferma che i migranti «arrivano per ragioni economiche». La reazione dell’Ungheria è immediata: «Parole indegne di un leader europeo del 21mo secolo» replica il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, pronunciate da chi «crea solo false illusioni per i migranti» e rende «più difficile una soluzione europea» alla crisi. Szijjarto comunica di aver convocato l’ambasciatore austriaco «per avere spiegazioni». A Rozske intanto si rischia l’emergenza sanitaria. Nel campo di ‘raccolta’ allestito dai volontari la situazione è critica. Dopo quarantottore di freddo gelido e piogge battenti e tornato il sole cocente. Le tonnellate di immondizia crescono ogni giorni e si trasformano in mini-colline. I volontari hanno fatto arrivare nei giorni scorsi un camion che con un braccio meccanico ha ripulito il campo. Ma ovviamente non poteva bastare: negli ultimi giorni il flusso di migranti sembra un fiume in piena. «Abbiamo chiesto alla polizia di mandare i mezzi per pulire, di chiamare Budapest», spiega un responsabile dei volontari. Si rischiano epidemie pericolose. Per ora, fortunosamente, «non ci sono ancora casi conclamati», sottolinea, ma «è questione di ore». Dopo le accuse ai metodi della polizia, e il video shock dei panini lanciati ai migranti, oggi gli agenti hanno mostrato il proprio volto umano, come quello di tanti ungheresi impegnati nella gara di solidarietà. A Rozske gli agenti hanno distribuito acqua e panini ai migranti. Una bambina accolta dai sorrisi degli agenti ha iniziato ad aiutarli a svuotare il furgone della polizia dai sacchetti con le bottigliette di acqua. Un’immagine che molti vorrebbero fosse il manifesto dell’Ungheria solidale.

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