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Incidenti su Spianata delle Moschee: palestinesi, 110 intossicati

– Nuove tensioni e decine di feriti in seguito a duri scontri avvenuti oggi fra reparti della polizia israeliana e gruppi di dimostranti palestinesi nella Spianata delle Moschee oltre che all’ingresso della Moschea al-Aqsa, uno dei maggiori Luoghi santi dell’Islam. A dover ricorrere alle cure dei sanitari, secondo la Mezzaluna Rossa, 110 palestinesi in gran parte intossicati dai gas lacrimogeni. Dure proteste per il comportamento della polizia sono giunte dall’Autorità nazionale palestinese, dalla Giordania e anche dalla Lista araba unita, il partito che alla Knesset (parlamento) esprime i sentimenti della minoranza araba in Israele. Hamas, da parte sua, alza la voce. Sostiene che Israele si è macchiato di un ‘crimine di guerra’, che la situazione «è esplosiva» e minaccia che ‘alla escalation israeliana i palestinesi risponderanno con una loro’. All’origine degli incidenti, la ricorrenza del Capodanno ebraico che inizia stasera. In mattinata erano previste visite di israeliani nella Spianata, sacra anche agli ebrei per i quali rappresenta il Monte del Tempio, il luogo cioè dove sorgeva il Tempio di Gerusalemme distrutto duemila anni fa dalle legioni romane. Già da ieri informazioni di intelligence indicavano la volontà di giovani ultrà palestinesi di impedire con la forza quelle visite, numerosi si erano barricati all’interno della Moschea al-Aqsa. In nottata poi nella Città Vecchia era stato trovato un ordigno (un tubo riempito di esplosivo) apparentemente pronto per essere usato. Di prima mattina la polizia ha avuto quindi l’ordine di rimuovere le barricate erette all’ingresso della Moschea. Dal suo interno sono stati lanciati sugli agenti sassi e pietre, mentre fuochi d’artificio venivano sparati ad altezza d’uomo. La polizia è intervenuta con forza e al termine degli scontri, secondo l’agenzia di stampa palestinese Maan, tra feriti e intossicati sono stati contati 110 palestinesi. Diverse decine hanno sofferto per i lacrimogeni, 20 feriti sono stati portati in ospedale. Una volta ripreso il controllo della situazione, la polizia ha autorizzato le visite sulla Spianata di alcune centinaia di israeliani fa cui il ministro nazionalista Uri Ariel. Poi sono cominciate anche le dichiarazioni, ovviamente di segno opposto da parte israeliana e palestinese. Secondo Israele, all’ingresso della Spianata sono stati trovati tubi che sembravano ordigni e sono stati rimossi con cautela da artificieri. E il ministro della sicurezza interna Ghilad Erdan ha reso noto che oggi gli ultrà palestinesi «hanno introdotto ordigni» nella Spianata e hanno trasformato la moschea «in un’area di combattimento». Gli agenti hanno sventato un attacco «estremista e pericoloso» ha ribadito il capo (ad interim) della polizia, Benzi Sau. Se fossero riusciti nel loro intento, ossia se avessero attaccato i visitatori israeliani, «avremmo avuto ripercussioni gravi a Gerusalemme, forse in tutto Israele». Ma da parte palestinese si condanna senza mezzi termini «l’attacco sferrato dalla polizia israeliana contro fedeli in un Luogo sacro all’Islam». La presenza del ministro Ariel – che da tempo lotta per garantire agli ebrei il permesso di pregare sulla Spianata – ha confermato ai loro occhi i timori sempre più radicati: che cioè le visite quotidiane degli israeliani non siano semplici escursioni, bensì un tentativo di imporre assuefazione nella Spianata ad una presenza costante ebraica. Da qui i toni perentori delle reazioni palestinesi e la conseguente risposta della polizia israeliana che ha predisposto tutte le misure necessarie ad assicurare lo svolgimento regolare dei prossimi due giorni di Capodanno ebraico.

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