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Poste verso l’Ipo di metà ottobre, 40% offerta al Retail

Poste procede a ritmo serrato verso la Borsa. I tempi, più o meno scritti, vedono per la prima metà del prossimo mese l’inizio dell’offerta: una data presumibile potrebbe essere lunedì 12 ottobre e comunque entro il quindici. Entrando nel dettaglio dell’operazione, «circa il 40% dell’offerta sarà destinato al retail», ribadisce – a margine di un convegno nel torinese – Gaetano Miccichè, vicepresidente di Banca Imi, uno dei global coordinator dell’operazione. Non è, invece, ancora stato stabilito l’esatto ammontare destinato ai dipendenti: «Lo sta valutando l’amministratore delegato Francesco Caio »con l’azionista« ossia il Tesoro, spiega ancora Miccichè dicendosi »fiducioso che sarà una operazione di successo«. Nelle linee definite del ‘filing model’, presentato l’11 agosto scorso, la tabella di marcia prevede ora l’approvazione del prospetto da parte di Consob e la delibera di Borsa Italiana di ammissione a quotazione, entrambi attesi per la prima decade di ottobre. Allo stesso tempo è prevista la decisione sulla forchetta di prezzo (per effetto della valutazione dei ‘global coordinator) su cui Caio anche a Cernobbio non ha voluto confermare le indiscrezioni (si parla di una valutazione del 100% tra 6 e 10 miliardi). Quindi il lancio dell’offerta entro la prima metà dello stesso mese e il road show internazionale. La conclusione sarà nel giro di un paio di settimane. Poi il debutto a Piazza Affari sul listino Mta a fine ottobre o nei primi giorni di novembre. L’Ipo di Poste avviene, di fatto, contestualmente a quella di Japan Post Holdings che con le sue unità bancarie e assicurative (Jp Bank e Jp Insurance) debutteranno alla Borsa di Tokyo il 4 novembre, in quella che viene definita la più grande quotazione nipponica in quasi 30 anni. È, infatti, la più importante privatizzazione del Giappone dopo quella di Nippon Telegraph and Telephone nel 1987. Le tre compagnie dovrebbero raggiungere una valutazione combinata di 104 miliardi di dollari. Il gruppo postale italiano è arrivato alla quotazione dopo che nel primo semestre ha visto raddoppiare l’utile: 435 milioni di euro, contro i 222 milioni dello stesso periodo dello scorso anno con ricavi che sono saliti del 7% a 16 miliardi di euro.

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