| categoria: Cultura

MODENA/ Festival filosofia, di padre in figlio senza eredità

«I padri non riescono più a trasmettere un’eredità (ovviamente non si parla di quella materiale), perché non esiste più la continuità del mondo tradizionale che c’era una volta – spiega Umberto Galimberti – oggi superato da trasformazioni velocissime, dalle nuove tecnologie, dalla comunicazione via internet in cui non c’è momento di riflessione, non c’è connessione vera con cose e persone, a parte quella elettronica». Il rapporto padri, madri, figli e la realtà della famiglia è infatti uno dei temi di questo Festival Filosofia intitolato all’ Ereditare. «Una volta, negli anni ’60/’70 c’era l’opposizione con i padri, c’erano due linguaggi che si confrontavano senza capirsi: »oggi ce ne sono centomila e viene a mancare quindi anche quell’contrapposizione che comunque aveva una sua realtà, e resta solo il disorientamento«, dice invece Massimo Cacciari, per il quale l’assenza di comunicazione e trasmissione tra generazioni, »deriva dalla mancanza di una relazione dialogica forte, consapevole, che porti a lavorare e trasformare la relazione stessa, tanto che diventa difficile definire il proprio futuro«. Per Galimberti è così che si arriva a un certo nichilismo: che è mancanza di motivazioni, che ci sono se c’è una visione del futuro che oggi appunto manca». Jean-Luc Nancy si chiede allora: «Da dove veniamo noi, che non sappiamo più dove andiamo, né se andiamo da qualche parte?» e sottolinea come l’ereditare una genealogia, una tradizione, una cultura avvenga oggi senza alcuna coscienza: «siamo eredi nella forma di un’eredità elementare e in forza di una semplice successione temporale. Ciò che è venuto a mancarci è la trasmissione stessa come atto cosciente, il suo senso, la sua effettività», quindi è un qualcosa che sappiamo elaborare.«le nuove generazioni – conclude il filosofo francese – non vengono più alla luce per rinnovarsi, né per innovare, ma solo per presentarsi a una sorta di inanità dubitativa. Non si dà più né iniziazione a una maturità compiuta, né nascita a un mondo nuovo». Per Galiberti la società, la scuola soprattutto, e i genitori non sono preparati a affrontare l’adolescenza dei figli, «un’età incerta caratterizzata dalla comparsa della sessualità, che sconvolge la loro visione del mondo, li trasforma a loro insaputa (i lobi frontali si sviluppano solo a 20 anni quindi non hanno ancora giudizio e prudenza) mentre, per loro, tutto assume una dimensione erotica», e attorno non c’è nessuno preparato a affrontare questo sconvolgimento. Per Galimberti, filosofo e psicanalista, si dovrebbe far lavorare molto i ragazzi con la letteratura come strumento di conoscenza dei sentimenti, per aiutare una reale crescita emotiva«. Oggi con la febbre del giovanilismo, la confusione dei ruoli, coi genitori che vorrebbero essere amici dei propri figli, padri e madri, secondo lo psicanalista Massimo Recalcati – hanno difficoltà a assumersi il loro ruolo, così che i figli possano sentirsi eredi e riescano a fare qualcosa di quello che gli altri hanno fatto di lui. Del resto oggi le vecchie generazioni non vogliono cedere il testimone, innescando un blocco e uno scontro (si veda quel che accade anche in politica). Recalcati quindi sottolinea come »l’eredità paterna dovrebbe essere il trasmettere le leggi, i limiti e il rapporto di questi con il desiderio, capaci di sostenerlo e non di opprimerlo, mentre la madre dovrebbe trasmettere il senso positivo della vita, cosa che può fare solo se il figlio lo ha desiderato e ha trasformato quindi lei stessa il proprio desiderio in vita«. Insomma, da questo festival arrivano analisi pessimiste, ma tutti sottolineano come sia solo la coscienza di questo che possa aiutare a trovare un punto per ripartire, con Cacciari che ribadisce: il guaio è l’incapacità di relazionarsi: »le relazioni sono ormai non lavorate, immediate, sensitive, senza alcuna elaborazione«.

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