| categoria: sanità

Alzheimer, arrivano anche in Italia le “dementia friendly community”

La proposta è quella di trasformare quartieri o piccoli comuni in comunità “dementia friendly”: dal giornalaio al panettiere, dal bibliotecario al vigile urbano, tutti capaci di riconoscere un malato di Alzheimer, di trattarlo con umanità e di aiutarlo se ha bisogno. La Federazione Alzheimer Italia (che riunisce e coordina 47 associazioni) ha lanciato la proposta durante il convegno che ha organizzato a Palazzo Marino, “Ricordati di me”, in occasione della XXII Giornata Mondiale Alzheimer (che si celebrerà il 21 settembre).

Secondo il Rapporto mondiale ci sono attualmente in Italia 1,1 milioni di persone con demenza, che diventeranno 1,6 milioni nel 2030 e 2,2 milioni nel 2050. I nuovi casi nel 2015 sono 269.000 e i costi ammontano a 37.6 miliardi di euro. “Il problema di fondo è che per ora non ci sono cure efficaci -spiega Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione-. E quindi è necessario inventare progetti che permettano ai malati e ai loro familiari una qualità della vita migliore. E noi proponiamo, sull’esito positivo riscontrato in altri Paesi europei, di creare intorno al malato una rete di persone che sappiano come rapportarsi con lui, che non lo caccino nel momento in cui si presenta nel loro negozio o locale”. Una dei comuni in cui potrebbe partire questo tipo di progetti è Abbiategrasso, anche se per ora si è ancora nella fase di studio di fattibilità. “Si tratta di progetti low cost”, precisa Gabriella Salvini Porro.

Mentre associazioni, medici e parenti dei malati cercano di trovare soluzioni per migliorare la qualità di vita di chi è colpito da questa malattia, a livello nazionale giace inerte da quasi un anno il Piano Nazionale Demenze. “Non sono stati assegnati fondi e pertanto non è possibile realizzarlo”, spiega la presidente della Federazione. Il Piano demenze contiene le linee guida per organizzare la cura e l’assistenza. Spetta alle Regioni metterle in pratica. “Ma senza stanziamenti adeguati le Regioni non fanno nulla di più di quello che hanno fatto finora”, aggiunge Gabriella Salvini Porro.

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