| categoria: In breve, Senza categoria

Le banche spagnole: via dalla Catalogna se indipendente

A poco più di una settimana dalle cruciali elezioni catalane del 27 settembre, trasformate dal presidente uscente Artur Mas in un plebiscito sulla secessione, il gioco si fa sempre più pesante fra Madrid e il fronte indipendentista, cui gli ultimi sondaggi promettono la vittoria. Oggi sono scese in campo le due grandi associazioni delle banche spagnole, Ceca e Aeb, minacciando di ritirarsi dalla Catalogna se andrà all’indipendenza. La diplomazia di Madrid intanto preme sugli alleati internazionali per ottenere appoggi e messe in guardia anti-secessione. Angela Merkel e Barak Obama hanno lanciato appelli all’unità spagnola, David Cameron ha avvertito che se uscirà dalla Spagna la Catalogna sarà anche fuori dall’Ue e dall’euro e dovrà «mettersi in coda» per rientrare. La Commissione europea di Jean Claude Juncker, alleato di Rajoy nel Ppe, ha lanciato un monito analogo. Gli indipendentisti denunciano il «voto della paura» che Madrid cerca di provocare. Le banche spagnole oggi hanno chiesto che «venga tutelato l’ordine costituzionale» e «l’appartenenza alla zona euro di tutta la Spagna», minacciando di «riconsiderare» la loro presenza in Catalogna. Una mossa analoga era venuta l’anno scorso dalle banche britanniche alla vigilia del referendum sull’indipendenza della Scozia. «La sua esclusione dalla zona euro come conseguenza della rottura unilaterale del quadro costituzionale vigente – avvertono Ceca-Aeb – comporterebbe che tutte le entità bancarie in Catalogna dovrebbero affrontare gravi problemi di insicurezza giuridica». Le incertezze politiche legate alle elezioni catalane e alle politiche spagnole del 20 dicembre hanno già contribuito all’aumento dei tassi sul debito spagnolo. Mas, che ha promesso di andare all’indipendenza entro 18 mesi se vincerà, nonostante la durissima opposizione del governo di Madrid che considera la secessione incostituzionale, ha replicato agli anatemi invitando i catalani a votare «contro la paura». L’elettorato per ora sembra seguirlo. L’ultimo sondaggio, di Dym per El Confidential oggi, conferma la crescita continua dei consensi per i secessionisti, dati vincitori in voti e seggi. Le due liste indipendentiste, Junts Pel Si di Mas e la Cup, insieme otterrebbero il 49,9% dei voti e una maggioranza assoluta di 73-76 seggi su 135 nel nuovo parlamento catalano, davanti a Ciudadans (21-23), Pp (16), Podemos (12) e socialisti (10-11). I foschi scenari di uscita dall’Ue per ora non frenano la spinta secessionista. E Mas, che vuole trattare con Madrid, avverte che l’Ue è «pragmatica». Sembra in effetti difficile che lasci fuori dalla porta una regione ricca, già integrata, al centro della storia, della cultura e della geografia dell’Europa. In una Ue a 29, la Repubblica Catalana sarebbe la 14ma economia, fra Danimarca e Finlandia. Tutto dipenderà però, nell’ipotesi di una secessione, da quali saranno allora i rapporti con Madrid: lo Stato spagnolo avrà infatti diritto di veto su una più o meno immediata ‘ri-adesione’ di Barcellona all’Ue.

Ti potrebbero interessare anche:

Ragazzo di 17 anni accoltellato in strada a Roma, e' grave
IL PUNTO/ E adesso aspettiamoci grandi cambiamenti. E magari anche le elezioni anticipate
MONDIALI/ La Procura di Roma indaga sul morso di Suarez
Pa, in 4 anni duecentomila travet in meno. Giù i salari
ROMA/ È morto Ivo Stefanelli, ristoratore della pizzeria «Ivo a Trastevere»
Charlie, aggiornamento dell'udienza a oggi



wordpress stat