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SCHEDA/ Legge di stabilità, le misure, da spending all’addio alla Tasi

Da una parte il taglio delle tasse sulla casa, la decontribuzione per i neo assunti e il rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici, dall’altro i tagli della spending review, con il contenimento delle spese sanitarie, il taglio delle società controllate degli enti locali e i risparmi sulla pubblica amministrazione. Dopo le nuove stime del governo, contenute nella nota di aggiornamento del Def, parte ora la messa a punto della Legge di Stabilità attesa entro il 15 di ottobre. Ecco i capitoli. – VIA AUMENTI ACCISE. È l’obiettivo principale e più costoso della manovra: disinnescare le ‘clausole di salvaguardia’ contenute nella legge di Stabilità dello scorso anno e che prevedono l’aumento dell’Iva (di due punti, al 22%) e delle accise dal prossimo gennaio. L’intervento costa 16,8 mld. – FUNERALE A TASI, DA PRIMA CASA A INQUILINI. È l’intervento sul quale il premier Matteo Renzi ha messo la faccia. Via la Tasi per tutte le prime case (anche di lusso) e per la quota pagata dagli inquilini. La misura costa 3,8 miliardi ma il conto sale fino a 5 miliardi perché viene cancellata anche l’Imu sui terreni agricoli e sui macchinari industriali pesanti ancorati al terreno (i cosiddetti imbullonati). Previste compensazioni per i comuni. Difficile invece che arrivi la riforma del Catasto e la promessa Local Tax. – DECONTRIBUZIONE LAVORO. Scade a fine anno la decontribuzione di tre anni sui nuovi assunti con i contratti Jobs Act. Il governo deve rifinanziare la misura e forse cambierà il regime per gli assunti a partire dal prossimo anno. – CONTRATTO STATALI E TURN OVER. La cifra non è ancora stata appostata nel Def, ma il Governo – nel rispetto della recente sentenza della Corte Costituzionale – dovrà avviare il confronto per rinnovare i contratti del pubblico impiego. Tutto si incrocia con la riforma della Pa e anche con l’ipotesi di un blocco del turno over selettivo con l’obiettivo di riequilibrare le piante organiche tra le diverse amministrazioni ed enti. – SPENDING REVIEW, SI RIDUCONO TAGLI? È il capitolo dolente della manovra, dalla quale il Governo dovrebbe recuperare – secondo quanto calcola oggi il Sole24Ore – non più 10 miliardi ma 7,5/8,5 miliardi di risorse. Contiene il contenimento della spesa per la sanità, i tagli per le società controllate degli enti locali ma anche la riduzione delle cosiddette «spese fiscali», cioè le agevolazioni previste dal fisco per le ragioni più varie. – CALO IRES DA 2017. È una delle misure previste espressamente dal Def: il taglio dell’aliquota dell’imposta sui redditi delle società che è ora al 27,5%. Ma solo dal 2017. Possibile che sia già prevista in questa manovra con l’obiettivo di diventare un incentivo per l’accumulazione di capitale e di crescita delle imprese. – SUD E PIANO POVERTÀ. La Legge di Stabilità, preannuncia il Def, conterrà misure di «alleviamento della povertà» e per la «rivitalizzazione dell’economia meridionale», alle quali si aggiungeranno incentivi agli investimenti privati, all’ innovazione, all’efficienza energetica. Per i poveri l’ipotesi più probabile è quella del Reddito di Inclusione Sociale – studiato dall’ex ministro Giovannini – che prevede un assegno di circa 400 euro mensili per chi ha un reddito sotto una certa soglia ma si impegna a partecipare a percorsi di riqualificazione da un lato e scolastici dall’altro. È la risposta del governo Renzi al reddito di cittadinanza del M5s. – DIGITAL TAX. È un capitolo aperto. Renzi l’ha annunciata per il 2017 ma, anche se le Finanze propendono per attendere una scelta collegiale internazionale, si ipotizza che possa entrare da subito in manovra. Vale 2-3 miliardi di incassi. PENSIONI-ESODATI- Il governo è al lavoro su tutti e due i capitoli: per salvaguardare gli ultimi esodati rimasti e per introdurre mini-misure di flessibilità in uscita. Si ipotizza al momento la cosiddetta Opzione Donna, per consentire l’uscita anticipata alle lavoratrici ma con una pensione tutta calcolata sui contributi (e quindi un taglio del 25-30%) e un intervento per tutelare chi ha perso il lavoro a pochi anni dall’andata in pensione.

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