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Usa, Volkswagen-shock, ha truccato i dati sui gas di scarico. Crollo in Borsa

Volkswagen ammette di aver violato le norme antismog in Usa e il titolo affonda in borsa, perdendo fino al 22% sul listino di Francoforte. Si tratta del crollo più forte mai registrato dal 2008, e il costo per i soci del colosso dell’auto tedesca alla fine è di 12,9 miliardi. Una drammatica giornata sul mercato azionario che riflette bene anche il ‘trauma’ nazionale e che si conclude prima delle indiscrezioni che vogliono gli Usa pronti ad avviare un’azione penale nei confronti del gruppo di Wolfsburg. Sono tanti i tedeschi esterrefatti, nell’apprendere di questo eclatante aggiramento delle norme. A fine giornata le azioni ordinarie di VW hanno perso il 17,14% a 133,7 euro, mentre le privilegiate il 18,6% a 132,2 euro. Dai 76,4 miliardi di venerdì scorso la capitalizzazione di borsa è scesa a 63,33 miliardi. Il crollo arriva all’indomani del mea culpa della compagnia di Wolfsburg, che ha confermato di aver utilizzato un sofisticatissimo software per aggirare i dati sulle emissioni antismog sul mercato americano: proprio l’anello debole delle ottime prestazioni del marchio. Ieri sera le scuse dell’ad Martin Winterkorn, che ancora una volta – dopo esser sopravvissuto alla guerra di potere con il patron Ferdinand Piech – rischia di perdere il posto: «Sono personalmente desolato del fatto di aver deluso la fiducia dei nostri clienti e dell’opinione pubblica – ha detto -. Per il consiglio di amministrazione e per me personalmente questi eventi hanno la più alta priorità. Vw non consente violazioni di regole e leggi di alcun tipo. Lavoriamo con le istituzioni competenti per poter chiarire nel modo più trasparenze veloce ed esaustivo possibile i fatti». E dopodomani il colosso tedesco riunirà in emergenza il consiglio di sorveglianza per decidere la linea da tenere. L’indignazione però è generale: la Casa Bianca si dice «abbastanza preoccupata» per le azioni del gruppo. E mentre il governo tedesco non ha voluto commentare, in Italia Rete Consumatori ha già annunciato una class action ed il Codacons si è detto pronta ad azioni collettive e richieste di danni miliardarie, se si riscontreranno anomalie anche sul mercato italiano. Un calcolo teorico – in base alla cifre disponibili – porta poi Spiegel on line a concludere che Vw potrebbe essere chiamata a pagare fino a 18 miliardi di dollari di sanzioni (se si seguisse il criterio di dover versare 37.500 dollari per ogni auto venduta). La collaborazione mostrata da Winterkorn dovrebbe però ridurre di molto l’importo: secondo alcuni analisti Vw potrebbe essere chiamata a pagare 1 miliardo di dollari. È chiaro che l’emersione di queste violazioni mette nuovamente a rischio le sorti di Winterkorn, che secondo alcuni osservatori tedeschi dovrebbe presentare le sue dimissioni: sia che fosse a conoscenza di quanto avveniva o no; in entrambi i casi si tratta di buone ragioni per fare un passo indietro. C’è però chi ritiene che l’opera di Winterkorn sia stata talmente importante per la casa tedesca che gli si darà la chance di chiarire ogni responsabilità. Lo scandalo arriva a pochi mesi dai tentativi dell’ex presidente del consiglio di sorveglianza Ferdinand Piech di fare fuori l’ad di Vw. Piech si è dimesso lo scorso aprile decretando la vittoria del potente top manager.

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