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Grasso-Boschi a colloquio, è disgelo su iter del ddl

Dopo il gelo, il disgelo. L’intesa sulla riforma costituzionale che, salvo nuove impennate, sembra ad un passo dentro il Pd ha portato oggi alla ripresa del dialogo tra il governo e la presidenza del Senato dopo lo scontro di ieri seguito alla direzione. Pietro Grasso e Maria Elena Boschi si sono fatti vedere parlare, a favore di telecamere, al termine di un convegno a Palazzo Giustiniani. Ma più che le immagini conta l’esito del colloquio: Grasso avrebbe garantito che un accordo politico, nero su bianco, avrebbe aiutato a sbloccare l’impasse degli emendamenti – si ragiona in ambienti della maggioranza – e il ministro avrebbe deciso di accelerare sulla scrittura dei nuovi emendamenti per «agevolare» le decisioni del presidente del Senato. Dopo il rilancio, fatto ieri da Matteo Renzi in direzione, sul metodo Mattarella, oggi è stata la giornata dei mediatori: Anna Finocchiaro e Maria Elena Boschi hanno riunito i capigruppo di maggioranza per concordare le modifiche al testo mentre, tra gli altri, Giorgio Tonini si è concentrato su Roberto Calderoli con l’obiettivo di fargli ritirare la valanga di emendamenti che, accordo o meno nel Pd, rischia di far saltare la riforma. Ma, dopo lo scontro di ieri provocato dal ruvido avviso di Matteo Renzi, oggi l’obiettivo del governo era soprattutto distendere il clima con il presidente del Senato. Il ministro avrebbe assicurato il rispetto del governo per il ruolo di Grasso e l’auspicio a portare a casa la riforma istituzionale evitando scontri dannosi per tutti. E Grasso avrebbe spiegato di voler svolgere il ruolo del garante e non del giocatore e di non avere alcuna intenzione di entrare nel merito della riforma. Per questo l’intesa politica consentirebbe al presidente del senato di fare scelte meno traumatiche sull’ammissibilità degli emendamenti. Certo, i tempi della decisione di Grasso sugli emendamenti dipenderà dal numero e le scelte saranno fatte articolo per articolo, emendamento per emendamento. Ma un accordo politico, il più largo possibile e partendo dal partito di maggioranza, scioglierebbe molti nodi e non costringerebbe il presidente del Senato al ruolo della Cassazione. Il colloquio avrebbe così convinto il governo a non rinviare la presentazione di correzioni a dopo la decisione sull’ammissibilità degli emendamenti, ipotesi che fino a ieri circolava tra i renziani. «In questo modo Grasso non avrà più alibi sull’art.2», spiegano fonti di maggioranza. Che sperano che la decisione del presidente del Senato arrivi già venerdì così da cominciare a votare lunedì prossimo. Un timing non ancora certo ma che il governo spera di poter rispettare per chiudere la riforma, come chiede il premier, entro il 15 ottobre. «Cautela ma siamo ad un passo», ripete Renzi ai suoi, invitando comunque a non dare nulla per scontato fino a che non cominceranno le votazioni.

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