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MIGRANTI/ Da ricollocamenti a bail out, le decisioni Ue

Il consiglio Affari interni con una decisione a maggioranza qualificata istituisce un meccanismo di trasferimento per 120mila profughi temporaneo ed eccezionale, in due anni, per i Paesi membri in prima linea, Italia e Grecia. Possono essere ricollocate persone in evidente bisogno di protezione internazionale, che sono arrivati o stanno arrivando sul territorio dei due Paesi, sei mesi prima dell’entrata in vigore della decisione e fino a due anni dopo. Secondo la decisione, in una prima fase 66mila persone saranno trasferite da Italia e Grecia (15.600 dall’Italia e 50.400 dalla Grecia). Le restanti 54mila saranno trasferite da Italia e Grecia nella stessa proporzione dopo un anno dall’entrata in vigore della decisione. Tuttavia, se la Commissione ritiene che il funzionamento nella pratica del meccanismo di trasferimento debba essere adattato all’evoluzione della situazione sul terreno o uno Stato membro si trova ad affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di migranti per un forte spostamento dei flussi migratori, si può presentare una proposta di modifica dell’attuale decisione. Gli Stati membri che partecipano al meccanismo riceveranno una somma forfettaria di 6.000 euro per ogni persona trasferita. La procedura speciale per l’adozione della decisione stabilisce che il Consiglio consulti il Parlamento europeo. L’Europarlamento ha già adottato il parere il 17 settembre scorso. Danimarca e Gran Bretagna non partecipano (beneficiano di clausole esclusorie), mentre l’Irlanda ha dato la propria disponibilità. Con questi 120mila ricollocamenti, sommati ai 40mila decisi a luglio, saranno trasferiti dall’Italia 40mila profughi. Dalla Grecia 66.400. A questi si aggiungerà la quota che sarà ripartita dei 54mila che l’Ungheria non vuole. Se un Paese si dovesse trovare in difficoltà a «sistemare» i ricollocamenti può ricorrere ad un meccanismo che ritarda l’avvio del trasferimento, fino ad un massimo del 30% del numero spettante. La Commissione Ue, come annunciato nell’Agenda per l’immigrazione presentata a maggio e come ribadito dal presidente della commissione Jean-Claude Juncker, entro fine anno presenterà un meccanismo permanente per i ricollocamenti per i Paesi che si trovano a fronteggiare l’emergenza.

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