| categoria: Scienza

Il ruolo dell’imaging della beta-amiloide nella diagnosi della malattia di Alzheimer

“Il ruolo dell’imaging della beta-amiloide nella diagnosi della malattia di Alzheimer” è il tema di un corso diretto a medici operanti all’interno del sistema sanitario nazionale tenutosi il 16 settembre 2015 presso il Centro Congressi della Fondazione Santa Lucia. . L’utilizzo dell’imaging della beta amiloide è un argomento emergente nel campo delle demenze, per cui, ad oggi, vi è un’esperienza ancora limitata e sostanzialmente maturata in strutture selezionate, come la Fondazione Santa Lucia in collaborazione con il Policlinico di Tor Vergata. Da qui l’utilità dell’iniziativa organizzata dal prof. Carlo Caltagirone e dal dott. Marco Bozzali con il sostegno della casa farmaceutica Piramal

Il corso si è articolato in due sessioni, una teorica, la mattina, ed una pratica, il pomeriggio. La prima si è aperta con un’introduzione del Prof. Caltagirone incentrata sulle problematiche emergenti nella diagnosi e cura della malattia di Alzheimer, seguita dall’ intervento del Prof. Orazio Schillaci (Policlinico di Tor Vergata) sugli aspetti tecnici e applicativi sull’utilizzo delle metodiche di Medicina Nucleare nella diagnosi delle demenze, con un approfondimento mirato al ruolo dell’imaging della beta-amiloide. Questa tecnica è infatti in grado di valutare in vivo il deposito cerebrale di beta-amiloide, che è caratteristicamente presente nella malattia di Alzheimer, ma non in altre forme di decadimento cognitivo. La diagnosi di malattia di Alzheimer, soprattutto in fase precoce di malattia, continua infatti ad essere di difficile definizione se effettuata sulla base dei soli elementi clinici e psicometrici. Il dott. Bozzali, ha messo a fuoco il ruolo dell’imaging sia morfologico che funzionale nella diagnosi di malattia di Alzheimer, illustrando elementi sia di comprensione fisiopatologica che di diagnostica in fase precoce e ha illustrato tre casi clinici paradigmatici, finalizzati al trasferimento delle conoscenze teoriche alla pratica clinica. Infine la dott.ssa Laura Serra (Fondazione Santa Lucia) ha trattato l’argomento della “riserva cognitiva”, di estremo interesse nel campo delle demenze. Mediante studi di neuroimmagini ha mostrato come la riserva cognitiva che ciascuno di noi accumula nel corso della vita in forza delle attività fisiche e intellettuali svolte, possa interagire con il decorso della malattia di Alzheimer, ritardandone l’esordio e offrendo un più lungo periodo di preservazione cognitiva. Ha inoltre mostrato come la riserva cognitiva possa costituire oggetto di intervento non farmacologico nelle fasi precliniche della malattia di Alzheimer. Quest’ultimo aspetto è di grande interesse sia in termini di prevenzione che di trattamento della malattia di Alzheimer in assenza di farmaci disponibili in grado di modificare il decorso di malattia.

Ti potrebbero interessare anche:

"Casco transcranico", contro Parkinson o Alzheimer
Nasce in Italia la prima alleanza contro le malattie neuromuscolari
SANITA'&ricerca/Chi è realmente immune dal pregiudizio nei confronti di un soggetto in carrozzin...
Scoperto un interruttore genetico che "accende" la longevità
DEPRESSIONE, SVELATO IL MECCANISMO CHIMICO CHE LA CAUSA
Covid, Ema avvia iter per approvazione vaccino AstraZeneca



wordpress stat