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MAFIA CAPITALE/ Pignatone chiede il rinvio a giudizio di Venafro, l’uomo di fiducia di Zingaretti

Tanto tuonò che piovve. Il capo della Procura di Roma Pignatone ha rotto gli indugi e ha dato seguito ad un provvedimento che galleggiava nel limbo da tempo. E che ora evidentemente, per motivi che sono ignoti ai più non poteva essere più rinviabile. E’ stata firmata dai pm della procura di Roma la richiesta di rinvio a giudizio per Maurizio Venafro, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, e di Mario Monge, dirigente della cooperativa Sol.Co., accusati di turbativa d’asta in relazione all’assegnazione, nel 2014, dell’appalto del servizio Recup. Spetterà ora al gup decidere se mandare a processo i due dirigenti che potrebbero finire nel maxidibattimento che inizierà il prossimo 5 novembre e che vede oltre cinquanta imputati. La richiesta di rinvio a giudizio per l’ex braccio destro di Zingaretti e per Monge è stata appunto firmata dal procuratore Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dai sostituti Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini. Secondo l’accusa, Venafro, è detto nel capo di imputazione, avrebbe concorso a indirizzare l’aggiudicazione dell’appalto in un’ottica di spartizione tra cooperative vicine ad ambienti di destra e di sinistraSubito essere stato indagato, Venafro il 24 marzo scorso si è dimesso dal suo ruolo in Regione. Una decisione accompagnata da una lettera in cui spiegava la sua decisione «unilaterale ed irrevocabile» ribadendo la «sua massima fiducia nella magistratura». Ora un altro tassello dell’enorme puzzle sembra essere andato al suo posto.Intanto, questa mattina si è svolta una operazione dei vigili urbani nel centro di accoglienza di via Amarilli, che risulta gestito dalla cooperativa “La Cascina”, commissariata dopo il coinvolgimento nell’inchiesta su Mafia Capitale. Circa 30 uomini provenienti dal gruppo Spe della municipale sono intervenuti per ripristinare il decoro all’interno e all’esterno dell’area che ospita circa 100 persone di provenienza rom e bosniaca: in prossimità di via Amarilli gli agenti hanno trovato alcune baracche costruite con materiali di risulta, che sono state demolite, oltre a resti di incendi e mucchi di rifiuti. Dentro il centro di accoglienza i vigili hanno trovato le strutture in pessime condizioni, sia igieniche che strutturali: mancanza totale di illuminazione, tubature idriche, rubinetti e latrine danneggiati, controsoffitti pericolanti, vandalizzati o distrutti, buchi nei muri, rifiuti ovunque e danneggiamenti.

Una dettagliata relazione dello stato del campo verrà inviata all’autorità giudiziaria e all’amministrazione capitolina. Sono state trovate nell’area circa 23 tonnellate di rifiuti metallici e materiale elettrico contenente rame, presumibilmente destinati alla vendita e ora sotto sequestro. Sequestrati anche un furgone e un veicolo risultati senza assicurazione e senza revisione. Le operazioni sono continuate per tutta la giornata: sul posto, oltre ai vigili, personale Ama e una ditta specializzata che si occuperà dello smaltimento dei materiali e dei rifiuti.

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