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DESTRA/ Sabato assemblea della Fondazione An, si decide su nuovo partito

In un centrodestra scosso dalle difficoltà di Forza Italia, sottoposto all’opa di Matteo Salvini, eroso dalle suggestioni grilline e possibile terreno di conquista anche del renziano Partito della nazione, la destra prova a rialzare la testa. La speranza di molti della diaspora post Alleanza nazionale, a pochi giorni dall’assemblea degli iscritti della Fondazione An al Midas del 3 e 4 ottobre, è che si riesca a sciogliere il nodo: dar vita, a partire dalla Fondazione, ad un soggetto che riaggreghi le anime sparse o caratterizzarla con una funzione essenzialmente culturale. All’ordine del giorno, insomma, c’è la possibilità di creare una nuova entità politica (che poi per alcuni potrebbe anche essere la rinascita della stessa An come partito), sia pure in una veste che non ‘imbalsami’ chi, con le proprie forze, massimo impegno e pochissime risorse, è riuscito a mantenere una rappresentanza parlamentare a destra in questi anni, ossia Fratelli d’Italia. In campo, al momento, in vista dell’appuntamento nell’hotel passato alla storia come quello dove Bettino Craxi si aggiudicò la leadership del Psi, c’è la cosiddetta mozione dei quarantenni, con il documento ‘Non abbiate paura’, scaturita dall’iniziativa di Forumdestra, che si è mossa con largo anticipo, mettendo insieme 30 associazioni della destra diffusa. L’obiettivo è quello di riaggregare la destra per costruire il Partito degli Italiani.
Nel documento si delinea il percorso di attuazione della mozione dei quarantenni, firmata, fra gli altri, da Sabina Bonelli, Michele Facci, Fausto Orsomarso, Andrea Santoro, Alessandro Urzì e Gianluca Vignale. Ispiratore della prospettiva di un Partito degli Italiani è Gianni Alemanno, che tuttavia rivendica di voler restare fuori da incarichi e ruoli. L’area finiana (a cominciare da Roberto Menia) appoggia il percorso e lo stesso ex presidente della Camera, pur restando fuori dalla mischia, non è indifferente al progetto. Tutti sono accomunati dall’idea che il nuovo soggetto debba far posto a nuove leve, e che i diversi capi protagonisti di una stagione passata facciano un passo indietro. La sostanza della questione è che con un patrimonio valutato in circa 300 milioni di euro, e una dotazione diffusa in tutta Italia di locali, uffici e case, la Fondazione An non è solo un forziere finanziario ma anche una roccaforte logistica nel panorama di una politica dove la mitica ‘struttura’, ormai, può permettersela solo il Pd. Il punto giuridico è che una Fondazione è una Fondazione e non può essere utilizzata per la politica. Su questo verte l’opposizione manifestata in più occasioni da Maurizio Gasparri, Altero Matteoli, Marco Martinelli (membri del Cda), che ventilano la possibilità di un’azione giudiziaria ove si deviasse dal carattere essenzialmente culturale e di testimonianza dell’organismo. Non è escluso che anche loro presentino una mozione in assemblea. La replica dei quarantenni, anche sulla scorta di pareri legali che verranno prodotti in assemblea, è che nulla osta, in realtà, alla nascita non di un partito ma di una associazione che concorra a realizzare gli scopi della Fondazione, successivamente legittimata a svolgere attività politica. Il percorso prevederebbe una grande Assemblea costituente nel maggio 2016. Sono aspetti che saranno probabilmente ribaditi in una conferenza stampa alla Camera giovedì prossimo. Ma prima di allora, è decisivo l’atteggiamento di Fratelli d’Italia, unica formazione della destra sopravvissuta alla Camera allo tsunami che ha investito quel mondo dopo la fine traumatica del Pdl nato dalla fusione di An e Fi. La leader Giorgia Meloni (anche lei nel Cda come Ignazio La Russa, mentre i finiani sono Roberto Menia e Italo Bocchino), il cui ruolo carismatico non è messo in discussione dai quarantenni, ora è concentrata sull’ipotesi del ticket con Matteo Salvini e non ha mai grondato entusiasmo per ipotetiche rifondazioni. E c’è chi fa notare che la maglietta dei volontari alla festa di Atreju che si chiude oggi a Roma reca la citazione di Gustav Mahler: «Tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri», come a dire che non è tempo di revival. Il pallino sarà nelle mani degli ottocento iscritti chiamati all’assemblea, anche se probabilmente se ne presenteranno di meno (c’è chi stima attorno alle 600 persone). Sotto osservazione i movimenti di Ignazio La Russa, cofondatore di Fdi, ma che sul futuro lascia aperte le porte a soluzioni nuove e che potrebbe fare da ago della bilancia. Proprio per fissare le modalità di svolgimento, un Cda della Fondazione dovrebbe tenersi mercoledì prossimo. La lotta per le adesioni alle ipotesi in campo si annuncia serrata ed è facile prevedere che la tensione salirà alle stelle, come accadde nel 2013 quando fu votata la possibilità di concedere l’uso del simbolo An a Fratelli d’Italia in vista delle elezioni europee dell’anno successivo. Appena pochi giorni fa, d’altronde, si è consumata una polemica al calor bianco attorno a due sondaggi contemporanei e dai risultati contrapposti: uno, aperto da Libero a tutti i lettori, dava circa il 70% di sì contro 30% di no alla nascita di un soggetto di destra. Un altro sondaggio,, anch’esso informale, ma per vie interne al mondo della destra, dava il risultato esattamente opposto, solo che la domanda includeva la presenza di alcuni di alcuni esponenti della vecchia ‘gestione’, innescando l’effetto ‘tiro al bersaglio’.

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